LA STORIA della ‘Grande paura’ elettorale è giusto di sessant’anni fa. Si votava per la prima volta dopo il Fascismo, il conflitto mondiale, la guerra civile con i partigiani da una parte e i militi di Salò dall’altra. Qui a Modena, e in parte a Reggio e Bologna, mentre il 18 aprile gli italiani provavano l’emozione di deporre la scheda nell’urna, c’era un esercito segreto composto da ex partigiani bianchi rimasto in sonno per tre anni, dall’aprile 1945, ma pronto a riprendere in mano il fucile se i comunisti avessero vinto le elezioni. Bombe a mano e Ave Maria.Oggi c’è il grande scontro, fra il Pd veltroniano e il Pdl di Berlusconi, allora le potenze elettorali in campo erano la Dc e il Pci. Secondo una convinzione storica ormai codificata i comunisti se avessero vinto avrebbero, con una insurrezione armata, spalancato le porte all’ingresso dell’Italia nell’orbita sovietica. E da queste parti, dove il gli eccidi del triangolo della morte erano cronaca fresca, la paura era grande. Oggi c’è ancora chi, fra i partigiani cattolici di allora, può raccontare la guerra che non ci fu mai. Tommaso Dondi, 85 anni, ex combattente delle Brigate Italia e una vita passata nella Dc degli anni ruggenti, parla come se fosse ieri.
"ERAVAMO pronti a riprendere le armi nascoste subito dopo il 25 aprile. C’era un piano realizzabile in poche ore. Pensavano che i comunisti in caso di vittoria avrebbero instaurato la dittaura. Noi ci saremmo difesi". La storia dell’esercito clandestino cattolico è poco conosciuta anche se accennata nel secondo libro di Ermanno Gorrieri, Ritorno a Montefiorino e in Origini della Cisl a Modena. Il professor Luigi Paganelli, ottant’anni passati, ricercatore del centro Luigi Ferrari, costola della Cisl, è un altro che c’era. «La preparazione delle formazioni clandestine era stata curata da Ermanno Gorrieri in persona. Le armi erano nascoste nella zona pedemontana, a Maranello,Castelnuovo Rangone, Fiorano, Maranello e Sassuolo. Avevamo perfino un nucleo specializzato per i contatti radio guidato dal mio amico Viero Bertolani". Vecchi fogli ingialliti svelano il piano dell’esercito cattolico. C’era un "comando centrale" che attraverso il passaparola con undici postazioni sparse in provincia avrebbe dato il via ai guerriglieri, fidatissimi e fra i 20 e i 40 anni.
POI via tutti in montagna a combattere di nuovo per non farsi sopraffare dall’Orso sovietico. Venne Scelba a Modena poco prima del voto e gli svelarono il piano. "Non fatelo", rispose allarmato. Ma i resistenti bianchi alzarono le spalle. Qui a Modena e a Reggio Emilia dei comunisti non si fidavano. Ermanno Gorrieri, il partigiano della Repubblica di Montefiorino, poi ministro e anima della Dc di sinistra, scriveva nel suo libro: "All’ombra del Pci modenese è pronta ad entrare in azione una organizzazione armata clandestina. Anche i partigiani delle Brigate Italia si sono preparati. Hanno creato depositi di armi e punti di raccolta in montagna per organizzare la difesa in caso di conquista comunista del potere". Ma i comunisti persero, l’Orso sovietico rimase oltre cortina e gli sten e i fucili non uscirono dai casolari e dai cimiteri. "Anch’io più tardi consegnai la pistola e molti depositi di armi clandestine furono fatti trovare". Il comandante Paganelli sosprira poi si rituffa nel suo archivio mentre pensa in silenzio alla seconda guerra di liberazione vinta senza sparare un colpo.
di Beppe Boni