Il cantautore ha reso omaggio al suo maestro, Roberto Roversi. Infine un appello ai giovani: ''Fate come me, liberate la fantasia: l'artista deve rinunciare per prima cosa alle certezze, a non aver paura di sbagliare''
Bologna, 22 aprile 2008 -Lucio Dalla, ormai non più solo cantante, ma anche regista teatrale, scrittore e direttore artistico, si regala un giorno da professore, invitato dalla facoltà di Lingue di Bologna. E finisce per rendere un grande omaggio al suo maestro, Roberto Roversi, ''che mi ha cambiato la carriera, la vita, il modo di analizzare le cose, insegnandomi a scrivere quello che mi passa per la testa''.
Roversi, il poeta che ispirò a Dalla tre dei dischi che lui considera migliori (''Anche se non hanno mai venduto''), era ''la poesia senza trucchi: decidemmo di dare alla canzone italiana un aspetto civico, qualcosa da cantare senza vergogna e senza schierarsi''. Nacquero così dischi come 'Automobili', su cui uno studente ha scritto una tesi di laurea che ha consegnato a Dalla a fine lezione.
Al suo fianco Marco Alemanno, che cura con lui e Davide Rondoni il Centro internazionale della canzone d'autore, gli fa da suggeritore, quasi come la cattedra fosse un palco, ricordandogli 'Uccellacci e uccellini': ''Pasolini non ha mai scritto nulla che potesse essere una vera canzone, come quando fece cantare a Modugno i titoli del film su musica di Morricone''. Un'ironica presa in giro, ''perché la canzone non deve essere colta, lo diventa quando qualcosa non funziona a chi la scrive''.
Insomma, no alla musica colta e retorica, no a ''certi colleghi che vivono immobilizzati dentro ad un sarcofago'', ma recuperare ''quella musica che fa da collante a tutte le forme di creatività: io, quando sento della musica del '500, comincio a scrivere e non mi fermo più''. Come gli toccherà fare questa settimana per ultimare lo spettacolo sulla biografia di Cellini che metterà in scena a maggio sul Pontevecchio a Firenze.
Infine un invito ai giovani, imbrigliati da quello che Dalla ha definito ''il network che schiaccia e crea un consenso malato, gobbo''. La soluzione: ''Fate come me, fottetevene, liberate la fantasia: l'artista deve rinunciare per prima cosa alle certezze, a non aver paura di sbagliare''. Un po' come quello che gli ha insegnato a fare Roversi: ''Scrivete quello che vi passa per la testa''.
Elvis è stato ritratto dal fotografo George Kalinsky, durante un suo concerto al Madison Square Garden. Kalinsky è il fotografo ufficiale della famosa arena. Le immagini del re del rock sono datate 1972