Avranno l’80 per cento. Dagli Usa in arrivo 2 milioni di euro. E’ l’acconto dei 24 milioni previsti. Al patron rossoblù resta il 20 per cento che forse cederà se sarà sindaco. No definitivo agli svizzeri. Menarini in uscita. Il patron rossoblù però smentisce con un comunicato
CONCEDENTE e concessionario. Alfredo Cazzola potrebbe alzarsi una bella mattina di giugno 2009 e recitare davanti allo specchio il doppio ruolo di sindaco e di presidente del Bologna.
Presidente: "Signor sindaco, l’affitto per il Dall’Ara è molto caro".
Sindaco: "Ha proprio ragione, presidente: provvederò immeditamente a ridurlo. Anzi, già che ci siamo, azzeriamolo".
Presidente: "Visto che stiamo parlando di Bologna calcio, perchè non mi mette una bella firma qui?".
Sindaco: "Che roba è questa?".
Presidente: "I permessi per costruire Romilia, Lombardilia e Piemontilia".
Sindaco: "Perchè tre progetti? Non ne basta uno a garantire solidità al suo club?".
Presidente: " Sindaco, mi dia pure del tu, ormai fra noi c’è grande intesa. Rispondo subito: con un progetto ci salviamo, con due andiamo in Europa e con tre vinciamo lo scudetto".
Sindaco: "Allora d’accordo per tre nuovi stadi. Le spese saranno del comune, gli utili del Bologna".
Il conflitto di interessi di Alfredo Cazzola sindaco e presidente sarebbe clamoroso. Obietterebbe qualcuno che il suo "conflitto" non era abbastanza macroscopico perchè lo portasse alla presidenza del consiglio, quindi Cazzola si è accontentato di fare il sindaco.
Ma non funzionerebbe. Cazzola lo sa bene e si è dato gli otto giorni: per decidere se è meglio confrontarsi da politico con Cofferati o da rossoblù con l’Inter, che è la squadra preferita dal Coffi. Se, come oggi appare scontato, la prima ipotesi gli sembrerà la migliore, Cazzola dovrà vendere il Bologna. Già ieri l’affare avrebbe potuto andare in porto.
Cazzola ha parlato, probabilmente al telefono, con gli svizzeri di Vs Investiment (Vega e Spadaro) che hanno ribadito la loro volontà di rilevare le quote di Cazzola, di collaborare con Renzo Menarini e di affidare a Renato Cipollini e Vinicio Fioranelli la gestione sportiva.
Di fronte all’ennesima richiesta di acquisto, Cazzola ha reagito all’incirca così: "Se pagate entro venerdì prossimo (domani per chi legge, ndr), il Bologna è vostro, altrimenti non se ne fa niente". Termini impossibili da rispettare, secondo gli acquirenti. Gli svizzeri non hanno più alcun dubbio: per loro non è aria. Se un altro contatto fra loro e Cazzola ci sarà, lo stabiliranno i rispettivi legali. A questo punto, anche Renzo Menarini va considerato fuorigioco: la sua "partita" sarebbe continuata solo se in campo fossero scesi gli svizzeri.
Invece, a questo punto è l’ipotesi più probabile, l’80% del Bologna andrà agli americani. E il 20% rimarrà nelle mani di Alfredo Cazzola. Il dubbio è: fino a quando? La risposta è abbastanza semplice. Di certo, fino al prossimo giugno, se si dà per scontata la candidatura a sindaco dell’attuale presidente rossoblù. Poi, dipenderà dai risultati elettorali: se Cazzola batterà Cofferati, dovrà cedere anche il suo residuo 20% oppure metterlo in mani fidate come quelle della figlia Federica o dell’amico Alessandro Guidi. Se, invece, i bolognesi voteranno ancora Cofferati, Cazzola si potrà tranquillamente tenere la sua quota.
L’accordo con gli americani di Tag era già pronto dallo scorso marzo, ma era stato congelato in attesa di sapere se il Bologna avrebbe raggiunto la serieA. Missione compiuta: il valore della società è raddoppiato, da 12 milioni è balzato a circa 24. Molto presto, forse è solo una questione di ore, Cazzola dovrebbe incassare un acconto di due milioni che ufficializzerà l’accordo.
Naturalmente, Cazzola ha chiesto a Menarini di rimanere nel Bologna stelle e strisce, ma il costruttore bolognese, così pare, ha preferito considerare conclusa la sua missione in rossoblù. Non è una sorpresa. Tre giorni fa lui stesso lo aveva detto: "Un ciclo si è concluso, vedremo se sarà il caso di aprirne un altro".
L’opportunità c’era, ma il caso non è quello che fa per lui.
Cazzola lo aveva annunciato in tv poche sere fa e lo sta facendo: non lascerà il Bologna, ma non deterrà più la maggioranza. Della cosa rossoblù sarà l’amministratore delegato, formalmente anche il presidente. Lavorerà perchè il Bologna abbia un nuovo stadio e, quel che più conta, una nuova economia, che non lo obblighi a pensare che ogni passo verso l’alta classifica corrisponde a un passo ancor più lungo degli azionisti verso l’esaurimento del loro conto corrente. "Di buono - diceva giorni fa Cazzola parlando dei fondi - c’è che il successo di queste operazioni è strettamente legato alla forte crescita del club".
di STEFANO BIONDI