"Ho sbagliato strada… tutta colpa della pioggia". Capita che una pioggia insistente, ospite indesiderata nella giornata d’apertura del Festival di Brescello, faccia perdere la strada anche ad un viaggiatore provetto come Patrizio Roversi, animatore dello spettacolo-conferenza dal titolo 'Cinema e memoria'
Reggio Emilia, 9 giugno 2008 - "Ho sbagliato strada… tutta colpa della pioggia". Capita che una pioggia insistente, ospite indesiderata nella giornata d’apertura del Festival di Brescello, faccia perdere la strada anche ad un viaggiatore provetto come Patrizio Roversi, animatore dello spettacolo-conferenza dal titolo 'Cinema e memoria', che aveva come ospiti Renzo Bonazzi, ex sindaco di Reggio, Marino Livolsi, professore dell’Università San Raffaele di Milano e Davide Nitrosi, responsabile di Carlino Reggio. Assente il senatore Sergio Zavoli, a letto con la febbre. Ma come stupirci del passo falso stradale di Roversi? Uno spezzone tratto dal film di Don Camillo e Peppone ci ricorda che "…qui accadono cose che non possono accadere da nessuna altra parte", e allora, magicamente, la gente riempie la sala, la serata prende vita, si scalda, si anima tra i ricordi dei presenti, tra spezzoni di film e brevi documentari d’epoca.
Il sindaco di Brescello traccia un quadro della figura di Giovannino Guareschi "Ma come mai quando parla lei suonano le campane? E’ un caso?", gli domanda Roversi, capelli bianchi, volutamente spettinati, sempre sovrappeso come ce lo ricordiamo dai viaggi ("Un buon lambrusco e un ottimo salame mi hanno riscaldato", commenta.), sempre attento a rilanciare. "Mi sono messo d’accordo col parroco", risponde un divertito sindaco che viene poi invitato a prendere parte alla conferenza. E ancora: "Ma lei sindaco si sente più Peppone o Don Camillo?". Pronta la risposta: "Dicono che ho la faccia da prete, ma mi chiamo Giuseppe…".
Roversi lancia la provocazione della serata: "Ma l’avete visto nel filmato Guareschi? Era uguale a Peppone: baffi scuri e faccia da comunista…penso che Guareschi sia stato il fondatore del Partito Democratico!". Il presentatore scalda subito l’animo del docente universitario: "Ma proprio ora noi facciamo diventare di sinistra uno di destra?", si chiede il prof. Poi l’ex sindaco Bonazzi ci riporta al clima da lui vissuto, allora 26enne e giovane funzionario del Pci, quando gli fu fatto incontrare in un dibattito pubblico proprio Giovannino Guareschi. "C’era tanta gente, la polizia che tratteneva la folla, Guareschi entrò nella sala scortato. Era un film che veniva fatto contro il nostro orientamento di partito e il testo di Guareschi non riproduceva la realtà della bassa di allora".
Ma allora quel paesino tratteggiato nei film, le relazioni tra le persone, i rapporti sociali non corrispondevano a realtà? "Era una favola, una proiezione nostalgica di un paesino che avremmo voluto avere e che vorremmo ancora avere oggi", spiega il professore Livolsi, mentre Davide Nitrosi sottolinea come "i film, tendenzialmente rivolti a mostrare una favola di paese, presentavano dei lapsus, dei non detti (come la presenza del gerarca fascista in fuga) che fa apparire e non dimenticare la vera storia che quelle persone avevano appena passato e per la quale portavano ancora le ferite sulle spalle. Erano passati solo sei anni dalla fine della guerra - ha ricordato il responsabile di Carlino Reggio - e anche per loro, che sicuramente vedevano quelle scene, quegli episodi, in maniera diversa da come li vediamo noi oggi, c’era la necessità di voltare pagina e di provare a immaginare un paese più armonioso, più fiabesco e più sorridente". Una funzione sociale quindi quella svolta dal Guareschi che ancora è riuscito nel suo intento di riunire insieme persone di diverse ideologie e farle ragionare in quel paesino della bassa reggiana…