Italia News
 TV   FOTO E VIDEO BLOG SERVIZI LAVORO ANNUNCI CASA
SQUADRA A STELLE E STRISCE

Bologna, una cessione misteriosa

Solo ai primi di luglio l'affare sarà considerato concluso. La cessione agli americani doveva essere ufficiale mercoledì. E' slittata di un giorno perchè Menarini ha pensato di pareggiare l'offerta, ma il rischio di pagare le penali lo ha frenato. Cazzola: «Non posso ancora rivelare i nomi degli altri tre fondi Usa»

Dimensione testo Testo molto piccolo Testo piccolo Testo normale Testo grande Testo molto grande

Cazzola BOLOGNA — TUTTA COLPA del closing. Della chisura ufficiale dell’affare, che è ancora non c’è stata e che, come dice Cazzola, sarà fatta soltanto ai primi di luglio. In quei giorni il Bologna sarà ufficialmente degli americani. Prima di allora, cioè a tutt’oggi, gli acquirenti hanno comperato un decimo della società, versando un acconto di un milione e settecentomila euro. La procedura seguita da venditore e acquirente, pronti a dare l’annuncio prima della «chiusura» definitiva, è insolita e, in un altro campo, lascerebbe aperta la porta del dubbio. Ma il calcio è un mondo a parte: sono state le pressioni e le pubbliche richieste di chiarimento a spingere Cazzola verso il pre-annuncio. Ma è ovvio che il presidente consideri scontato l’epilogo, forse perchè da una parte come dall’altra la penale per chi si volesse tirare indietro, da ora in poi sarebbe alta quasi quanto il valore di tutta l’operazione. E’ questo timore che, mercoledì scorso (giorno in cui l’annuncio quasi insipiegabilmente slittò) ha indotto Menarini a non pareggiare l’offerta degli americani per diventare l’unico proprietario del club. E’ invece la necessità di rispettare gli accordi e di tutelare la richiesta di riserbo degli acquirenti che ha obbligato Cazzola a non fornire tutti i dettagli di un’operazione che consegna il Bologna in mani straniere: «Tag è l’unico fondo ad aver accettato di comparire. Ma Tag è uno dei quattro acquirenti. Gli altri tre hanno preteso riservatezza e tocca a me garantirla».

IL PRESIDENTE del Bologna insiste sulla bontà dell’operazione: «Posso soltanto ribadire che i nomi degli acquirenti sono una garanzia di solidità e di serietà». Poi, deve concedere qualcosa al caso: «Quando nel maggio del 2000 cedetti la Virtus a Marco Madrigali, il suo marchio volava in borsa e la sua attività sembrava destinata a crescere giorno dopo giorno. Nessuno fu in grado di prevedere il suo successivo dissesto. Ricordo questo per dire che ho avuto dagli acquirenti tutte le garanzie del caso, come le ottenni allora. Posso prevedere e immaginare l’efficacia di questi marchi nella gestione del Bologna, ma non in quella di tutti gli affari che riguardano i nostri americani».
Americani, certo. I marchi, s’intende. Perchè chi mette denaro nei fondi potrebbe venire da qualunque angolo del mondo, anche da Bologna. Il primo di luglio potrebbero esserci anche grosse sorprese, se a manifestarsi non fossero solo i rappresentanti dei fondi ma anche chi a quei fondi ha aderito.
Una certezza, intanto: Tacopina, Galvin e O’Neil sono tre noti rappresentanti di un fondo semisconosciuto e non hanno avuto difficoltà ad accettare la pubblicazione della sigla (Tag) che li unisce. Mentre i nomi di peso annunciati da Cazzola sono refrattari alla pubblicità anticipata.
Questa del Bologna a stelle e strisce è una faccenda ancora da chiarire. Cazzola, comunque, smentisce che la pista giusta sia quella che porta a Giovanni Consorte: «Lo ripeto per l’ultima volta: nella banca di affari di Consorte sono socio al 3%. Ma il Bologna calcio ne è del tutto estraneo».

SI SA che Joe Tacopina, il più noto dei tre soci in Tag, sta cercando casa a Bologna: anche se non la abiterà per tutto l’anno, averla gli servirà a tenere sotto stretto controllo la squadra: «Torneremo a far tremare il mondo», ha dichiarato il noto avvocato di Manhattan. Intanto, però, da quando gli americani hanno mollato la presa sulla Roma, il titolo dei giallorossi ha avuto in Borsa un’impennata del 16%, prima che fosse sospeso per eccesso di rialzo.
Cazzola pensa all’imminente sbarco degli americani e intravvede la sua uscita anticipata: «Entro il mese di ottobre potrei di nuovo pensare alla politica», annuncia. Segno che quel residuo 20% non sarà suo e di Menarini per un altro anno.

di Stefano Biondi










Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro