Quante volte abbiamo dovuto stigmatizzare le passerelle dei protagonisti degli anni di piombo appena usciti dalle galere: libri, conferenze, apparizioni tv, ora anche un film... di Pierluigi Visci
Bologna, 8 agosto 2008 - Primo: è devastante che, ancora una volta, con un mezzo di comunicazione (il cinema, stavolta) si proponga una lettura del terrorismo solo «dalla parte» di chi uccise.
Secondo: è ancora più devastante che si facciano queste operazioni con i soldi pubblici, di tutti noi contribuenti.
Terzo: è sconcertante che chi ha concesso il finanziamento non abbia vigilato sull’aderenza del progetto (una «rigorosa indagine storica» sulla lotta armata) al prodotto finale, il film, nel quale ci sono le voci dei brigatisti, mai delle vittime.
Quante volte abbiamo dovuto stigmatizzare le passerelle dei protagonisti degli «anni di piombo», appena usciti dalle galere. Un diluvio di libri, di conferenze, di apparizioni televisive. E di ex brigatisti puntualmente presenti sui giornali per dare una «lettura», da esperti, di nuovi atti terroristici. Delle vittime si è ricordato, qualche decennio dopo, solo il presidente Ciampi, con una medaglia alla memoria di Luigi Calabresi. E non solo.
Il successore, Napolitano, ha levato la sua voce indignata, ricordando le ultime vittime del terrorismo rosso, Marco Biagi e Emanuele Petri. Nessuno nega — ha detto il Capo dello Stato — il diritto di chi ha pagato il prezzo dei suoi delitti di ricostruirsi una vita, ma ritirandosi in silenzio dalla ribalta. Perché furono assassini. Mentre rischiamo di trasformarli in eroi agli occhi delle nuove generazioni che, per colpevoli omissioni del sistema educativo, poco o nulla sanno di quegli anni.
E’ accaduto con Renato Curcio, al quale i ragazzi chiedevano l’autografo. Anche per questo non siamo d’accordo con Giovanni Fasanella — che è stato dalla parte delle vittime scrivendo il bellissimo libro su Guido Rossa, assieme a Sabina, figlia dell’operaio-sindacalista assassinato dalle br a Genova — che sostiene il diritto di parlare, di esprimere pareri, di chi ha pagato il debito con la giustizia. Mai con le vittime, con una società civile per anni terrorizzata. E, speriamo, con la privata coscienza
Di Pierluigi Visci