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CAROVITA

Ancona tra le città più care d’Italia,
colpa dell'Irpef e della tassa sui rifiuti

Al ventiduesimo posto tra tutti i capoluoghi, primato assoluto nelle Marche: ogni anconetano spende 516 euro l’anno. L'Irpef è aumentata del 35%, la Tarsu del 14%. L'Ici ha subito un incremento di 251 euro

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l'ici una disperazione Ancona, 5 febbraio 2008 - Fisco 'salato' ad Ancona. Quella dorica non è mai stata una città particolarmente economica, sotto tutti i punti di vista. Il livello dei tributi locali lo conferma. Un’indagine del Sole-24 Ore condotta sui 103 capoluoghi italiani colloca Ancona al ventiduesimo posto per quel che riguarda la somma di Ici, Irpef, tassa sui rifiuti (Tarsu), imposta sulla pubblicità e addizionale energia elettrica. In totale fanno 516 euro all’anno pro capite.


Il dato è relativo all’anno appena trascorso. Rispetto al 2005 l’aumento è del 9%. La voce più 'pesante', manco a dirlo, è l’Ici, con 251 euro. L’aumento rispetto a due anni fa è del 2%. Nulla in confronto al rincaro dell'addizionale Irpef: più 35% (89 euro). Fa un bel balzo in avanti anche la tassa sui rifiuti: più 14%, per un totale di 162 euro. L’imposta sulla pubblicità, invece, cala del 2% (15 euro), mentre l’addizionale per l’energia elettrica è pari a zero, dato condiviso con sole altre sette città.


Dal confronto con le altre 103 città colpisce soprattutto il dato relativo alla tassa sui rifiuti: Ancona è addirittura al decimo posto, precedendo tante città di ben maggiori dimensioni. Immondizia 'dispendiosa', insomma, dalle nostre parti. Anche le case non comportano una notevole spesa, anche se il dato relativo all’imposta comunale sugli immobili pone Ancona al posto numero 35. Ci può stare. Sorprende di più il quindicesimo posto registrato sul fronte dell’Irpef (imposta sul reddito delle persone fisiche). Non è molto confortante sapere che solo 14 città (su 103) sono più care della nostra da questo punto di vista.


Insomma, i portafogli degli anconetani non hanno vita facile. Eppure, andando ad esaminare il dato tendenziale, non c’è di che lamentarsi. Il 9% complessivo di aumento rispetto a due anni fa, infatti, è l’unico che suscita un po’ di ottimismo. La nostra città è solo al cinquantunesimo posto. Il che sta a significare che in ben cinquanta capoluoghi italiani la tendenza all’aumento delle tasse locali è superiore a quella anconetana. Il paragone con le altre province marchigiane (Pesaro, Macerata e Ascoli Piceno; manca Fermo) conferma il capoluogo regionale come la città più esosa, in tutti e quattro i principali parametri esaminati.


Per la cronaca, Pesaro fa pagare 456 euro all'anno ai suoi cittadini, Macerata 429 e Ascoli Piceno 417. Dati piuttosto omogenei, come si può vedere. Tutto un altro mondo rispetto alle località che capeggiano la classifica. Siena è in testa con la bella cifra di 699 euro (più 29% rispetto al 2005), seguita da Firenze con 666 euro e da Bologna, ferma a 657 euro. Appena fuori dal podio c’è Roma (655 euro).

Raimondo Montesi










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