Ancona, 21 marzo 2008 - Umberto Montanari, l'ex direttore generale di Anconambiente, racconta le sue verità sull'affare ex Ccs in una conferenza stampa in cui respinge tutte le ipotesi di 'ricostruzioni fantasiose' e dichiara di avere avviato una causa di lavoro contro Anconambiente.
I fatti sono oggetto di un'inchiesta della procura di Ancona, che vede accusato Montanari di truffa per l'acquisto nel 2001 (per 5,1 miliardi di lire), da parte di Anconambiente, di un'area portuale dall'allora Ccs di Alberto Rossi. Gli inquirenti ipotizzano che, all'atto della compravendita, sull'area gravasse il rischio di un mutamento di destinazione in parcheggio, paventato in una bozza preliminare del Piano del porto e poi effettivamente concretizzatosi, con una conseguente svalutazione del terreno.
Per gli stessi fatti il sindaco Sturani risulta indagato per corruzione: la procura ritiene che abbia caldeggiato l'operazione per favorire Rossi, imprenditore e suo amico, in cambio di finanziamenti elettorali nel 2001 e nel 2006 per 15 mila euro. Montanari, che aveva accanto all'avvocato Cristiana Pesarini, ha sempre ribadito l'assoluta regolarità e bontà dell'operazione, di cui il Comune era a suo dire consapevole in tutto e per tutto.
Nel mirino di Montanari ci sono in particolare Sturani, l'assessore alle aziende partecipate Pierfrancesco Benadduci e il presidente di Anconambiente Lino Secchi. Sottolineando che l'operazione fu promossa per ''risolvere un problema di Anconambiente'', il manager ha sostenuto che Galeazzi e Sturani lo rassicurarono nel corso di un incontro sul 'pericolo parcheggio'. ''Sui rapporti tra Sturani e Rossi - ha aggiunto - non so nulla, ne ho letto sui giornali. Io ho fatto solo il mio dovere e ai magistrati ho raccontato come si e' svolta la vicenda''.
CAUSA DI LAVORO AD ANCONAMBIENTE
Montanari ha avviato una causa di lavoro con richiesta complessiva di 880 mila euro di danni nei confronti della spa. Il contratto di Montanari fu risolto il 4 giugno 2007.
Lo ha reso noto lo stesso manager, difeso dall'avvocato Cristiana Pesarini, nel corso di una conferenza stampa. La causa, secondo Montanari, si inserisce nella vicenda dell'acquisto, nel 2001, da parte di Anconambiente dell'area portuale ex Ccs che ha poi generato un'inchiesta per truffa a suo carico da parte della procura di Ancona. Nella stessa inchiesta il sindaco Fabio Sturani è accusato di corruzione.
Montanari contesta la mancata osservanza del preavviso di sei mesi da parte dell'azienda, e quindi chiede la corresponsione delle somme che avrebbe dovuto percepire nel triennio successivo, per complessivi 380 mila euro. Secondo la difesa del manager, infatti, il mancato rispetto della clausola comportava il rinnovo triennale dell'incarico.
L'ex dg sostiene di aver subito un danno di immagine quantificato in 500 mila euro. ''Mi hanno cacciato in due giorni, avvisandomi il 4 giugno 2007 quando il contratto scadeva il 6''. Anconambiente gli avrebbe poi corrisposto tre mesi di mancato preavviso sulla base di una propria interpretazione giuridica della vicenda. L'avvocato Pesarini ha affermato che l'incarico era equivalente alla figura del direttore generale delle vecchie municipalizzate. I sei mesi di preavviso, ha detto il legale, erano previsti nel contratto.
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