Viaggio a Jesi nei luoghi dove è cominciata la carriera della Vezzali. Il racconto della sorella Nathalie, fu lei a portarla al Palascherma: "Così iniziò la sua carriera"
Jesi, 13 agosto 2008 - Tutto è cominciato in via Solazzi. Il tempio della scherma è ancora lì. Resiste. All’ingresso ci sono le foto di Valentina Vezzali e Giovanna Trillini e da lontano si vede, nitidamente, la bandiera italiana issata lunedì dopo l’ultimo successo olimpico. All’interno della struttura ci sono gli uffici, i telefoni che squillano e poi un po’ più in là le pedane, i caschi, i fioretti. È tutto pronto per i prossimi assalti, ma allenamenti e lezioni riprenderanno in autunno. Ora si fa solo festa per l’ennesimo successo di un’allieva, la più illustre, della scuola di Jesi. Quella di Ezio Triccoli.
Nel Palascherma di via Solazzi, nel 1980, entrò, senza timore e per la prima volta, Valentina Vezzali. Aveva 6 anni e accompagnava sua sorella Nathalie che si allenava, agli ordini del maestro Ezio Triccoli, con una sua coetanea: Giovanna Trillini. Valentina seguiva gli allenamenti della sorella e provava intanto a tirare qualche colpo. "I nostri genitori lavoravano — racconta Nathalie che è volata a Pechino con la madre Enrica per vedere Valentina — e io da brava sorella maggiore mi portavo dietro Vale. Lei ha cominciato ad appassionarsi e da lì a poco ha iniziato ad allenarsi e a gareggiare".
Al Palascherma si ricordano ancora la piccola Vale. "Era la più piccola a una gara a Venezia — racconta Maria Elena Proietti, maestra d’armi di fioretto —, le sue avversarie avevano almeno due anni più di lei e lei nonostante non avesse tanta forza, riusciva comunque a colpire. Arrivò terza e non voleva farsene una ragione. Il trionfo di lunedì è qualcosa di fantastico".
La sorella nathalie ancora non ci crede. "La gara di lunedì mi ha tolto dieci anni di vita. Mi sono lasciata trascinare, urlavo, facevo il tifo. Anche nella sfida tutta italiana con la Granbassi. Brava anche Margherita. Mi dispiace davvero per Giovanna, abbiamo cominciato a fare scherma insieme, meritava una medaglia. Mia madre? Ormai è diventato un mito al villaggio olimpico. La conoscono tutti".
Jesi, la città di Valentina, si è svegliata presto ieri e si è svuotata in fretta. È la settimana di Ferragosto, tempo di vacanze, di sole e di mare. Senigallia è la meta balneare a portata di macchina. Prima però di caricare zaini e costumi da bagno, un immancabile salto in edicola per vedere come i giornali si sono comportati nei confronti di Valentina e di questo terzo oro olimpico di fila. Poi via a una passeggiata veloce per il centro storico, dove era quasi naturale sentire le chiacchiere, non da bar, degli jesini che discutono di quello che è riuscita a combinare la loro illustre concittadina a Pechino tra un bicchiere di the fresco rigenerante e un caffè.
Ci sono curiosi che si sono diretti davanti al Palascherma per vedere il tricolore fare bella mostra di sé e per scovare magari quealche striscione o foto che celebri questo ennesimo successo. Il custode del Palascherma non si è fatto pregare, ha appiccicato sulla porta d’ingresso le foto che immortalano l’urlo di Valentina dopo la stoccata vincente con cui ha colpito la sudcoreana Hyunhee e il poster del Carlino. Per la grande festa invece ci sarà tempo. Già si preparano al Palascherma per riabbracciare Valentina e anche Giovanna Trillini. Intanto incrociano le dita e non parlano quasi per scaramanzia della gara a squadre di sabato. C’è un’altra medaglia in palio. Medaglia, non medaglie, perché si punta a quella più preziosa. Un dovere per la nazionale italiana. Un dovere per chi è uscito dalla scuola di Jesi, perché non ci si stanca mai di vincere.
Matteo Massi
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