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MAXI EVASIONE

Affitta in nero 250 immobili
Denunciata un'intera famiglia

Appartamenti, uffici e magazzini dati in locazione a imprese e privati cittadini, tra cui anche studenti. In alcuni casi erano stati falsificati anche i timbri che attestano la registrazione dei contratti. Evasi 6,5 milioni di euro

Cartelli per la ricerca di una casa in affitto Bologna, 29 novembre 2007 - La Guardia di Finanza di Bologna ha scoperto una famiglia bolognese proprietaria di oltre 250 unità immobiliari, fra appartamenti, uffici e magazzini, affittati in nero a imprese e privati con un conseguente occultamento di redditi superiori a 6,5 milioni di euro ed una evasione all'imposta di registro di oltre 200 mila euro. I componenti della famiglia - padre, madre 70enni e le due figlie - sono stati denunciati insieme al marito di una delle figlie, per i reati di infedele dichiarazione fiscale e di falsificazioni nella registrazione dei contratti di locazione.


Gli immobili - situati nel centro di Bologna, ad Argelato, San Giorgio di Piano, Caselecchio, Villanova e Comacchio (Ferrara)- risultavano non affittati in quanto ne veniva dichiarato unicamente il reddito catastale.
Il capofamiglia, fino al 1995, aveva una impresa di costruzione ad Argelato ed il patrimonio immobiliare - amministrato ed intestato in parte anche alla moglie e alle due figlie - è stato costituito negli ultimi 40 anni.

 

L'indagine delle Fiamme gialle di Bologna, denominata "Black Rent" è iniziata lo scorso agosto sulla base di controlli di immobili affittati ad imprese gestite da cittadini di origine asiatica. Da questi primi accertamenti è risultato che le unità non avevano un regolare contatto di affitto. Si è risaliti poi ai proprietari, le 4 persone dello stesso nucleo familiare successivamente denunciate, e si è scoperto che la figlia maggiore dichiarava una rendita catastale annuale di oltre 140 mila euro, mentre gli altri componenti della famiglia certificavano una cifra compresa tra i 40 e i 50 mila euro. Una somma che faceva pensare ad un grande patrimonio immobiliare non giustificato però dalle dichiarazioni dei redditi e dal pagamento dell'imposta dell'ICI la cui presunta evasione è ancora in corso di accertamento.

 

È iniziato così un controllo a tappeto di tutti gli immobili intestati alla famiglia bolognese, rilevando numerose irregolarità. In particolare in decine di casi si è scoperto che i proprietari avevano falsificato il timbro di registrazione del contratto ed il cosiddetto modello F23 per il versamento dell'imposta allo scopo di far credere all'inquilino di essere in regola per intascare la sua quota di spettanza. In altri casi è stato accertato che la registrazione era stata effettuata dichiarando il canone di affitto mensile anzichè quello annuale per ottenere un illecito risparmio di imposta.

 

La cifra di evasione dei redditi contestata ( 6,5 milioni di euro) è stata calcolata dal gennaio 2003 ad oggi poichè visto il condono non era possibile procedere con le verifiche prima di quella data. Gli immobili - 115 appartamenti e 135 unità per uso di ufficio, magazzino e laboratorio - erano affittati a studenti, lavoratori stranieri (romeni, cinesi, pachistani) ma anche ad imprenditori al prezzo di mercato: da 1500 a 2500 euro mensili per i capannoni industriali e da 500 euro in avanti per le case ai privati. La famiglia - i due genitori abitano ad Argelato, le due figlie a Bologna - è proprietaria di intere palazzine a Bologna (in centro e vicino allo stadio Dall'Ara nella prima periferia della città) e di magazzini e laboratori industriali in provincia.










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