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Bologna

VIOLENZA SULLE DONNE

Tentato stupro al Parco Nord, patteggia due anni
Molestò collega, resta ai domiciliari

Avvicinò una ragazza fuori dalla Festa dell'Unità credendola una prostituta. All'uomo è stata concessa la sospensione della pena. Sit- in delle attiviste della 'Casa delle donne'. Confermata la condanna per l'infermiere accusato di molestie

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Corteo antiviolenza a Bologna Bologna, 4 marzo 2008 - Ha patteggiato una pena di due anni di carcere ma non trascorrera' in cella neanche un giorno perche' il giudice gli ha concesso la sospensione condizionale della pena.
Si e' chiuso cosi', questa mattina, davanti al gup Andrea Scarpa, il processo a carico di Luigi Maraia, il camionista di 35 anni che il 26 agosto del 2006 tento' di stuprare una ragazza di 33 anni all'uscita dalla Festa dell'Unita' di Parco Nord a Bologna.

Accusato di tentata violenza sessuale, lesioni personali e atti osceni, Maraia si era difeso sostenendo di aver avvicinato la ragazza credendo si trattasse di una prostituta. Se sulla richiesta di patteggiamento c'era il parere favorevole del pm Valter Giovannini, titolare dell'inchiesta, questa stessa pena era stata gia' proposta dalla difesa, nel novembre del 2006, davanti al gup Rita Zaccariello, che pero' l'aveva rifiutata.

 

Ed e' proprio questo punto a lasciare maggiormente deluse le circa 40 donne che questa mattina hanno dato vita a un sit-in davanti alla Procura, in attesa dell'esito dell'udienza preliminare. Ma secondo Lorenzo Muracchini, uno degli avvocati difensori del camionista, il rifiuto di Zaccariello fu un errore giuridico.
Quel "no" di oltre un anno fa, spiega il legale, non fu dovuto all'entita' della pena proposta, oggi accettata dal gup, ma al patteggiamento in se'. "Zaccariello si appello' a una recente modifica legislativa e rigetto' il patteggiamento, sostenendo che non potesse applicarsi per quel tipo di reato". Ma secondo l'avvocato il fatto che il reato fosse stupro tentato e non consumato rendeva possibile il patteggiamento.

 

Oggi, in ogni caso, Scarpa ha accettato la proposta e ha concesso all'uomo le attenuanti generiche. L'accusa di lesioni, inoltre, fa sapere Muracchini, e' caduta. Prima di finire davanti al gup Zaccariello nel novembre 2006, Maraia propose alla vittima un risarcimento di 5.000 euro, "tutto cio' che aveva sul conto" dice oggi il legale. Venne rifiutato dalla ragazza, che oggi si e' costituita parte civile. Insieme a lei, il gup Scarpa ha accettato la costituzione di parte civile anche da parte della Casa delle donne, l'associazione bolognese che tutela le vittime di violenza. "Questo e' un risultato molto importante- commenta l'avvocato Susanna Zaccaria, legale della vittima e consulente dell'associazione- perche' il giudice ha ammesso che si costituisse parte civile anche un ente oltre alla vittima".


Risultato importante che pero' non portera' a nessun effetto dato che il processo penale e' finito questa mattina e dunque l'unico modo per avanzare una richiesta di risarcimenti sarebbe un nuovo iter in sede civile.
Quanto alla pena di due anni, secondo Zaccaria "due anni non sono una pena bassa, considerando come vanno in genere questi processi". C'e' da dire, aggiunge, che "il patteggiamento non da' molta soddisfazione alle vittime, ma non e' certo un'assoluzione". E secondo Zaccaria "spesso e' la Procura a volere i patteggiamenti per non intasare i Tribunali". 

 

Il presidio di questa mattina, iniziato verso le 9.30, si e' svolto in modo tranquillo sotto gli occhi della Polizia che controllava le attiviste. Tra slogan e cartelloni, non ci sono stati momenti di contatto, nemmeno verbale, tra le donne e l'imputato. Solo a un certo punto, poco dopo la fine del processo, le donne si sono dirette di gran carriera alla volta di un bar (a pochi metri dal palazzo della Procura) convinte, per equivoco, che ci fosse Maraia. Hanno gridato alcuni cori contro di lui, che pero' non c'era (essendo gia' uscito dal retro della Procura, riferisce il suo avvocato) e poco dopo tutto si e' risolto.

Al sit-in hanno partecipato, oltre alle attiviste del collettivo "Clitoristrix", anche rappresentanti della Rete delle donne e delle Giuriste democratiche. In piazza, a manifestare la propria solidarieta' alla ragazza aggredita al Parco Nord, c'era anche la madre di "Angie", la studentessa vittima dello stupro di via Libia, episodio per il quale i due imputati sono stati condannati il 27 novembre scorso in rito abbreviato. Dal collettivo "Clitoristrix" si dicono deluse, "ma e' una delusione morale", per il fatto che sia stata accettata la stessa richiesta di patteggiamento rifiutata oltre un anno fa. "Del resto non ci aspettavamo ne' una pena adeguata, ne' che una condanna potesse in qualche modo rimediare a quanto subito dalla vittima".
L'importante, dicono le attiviste, "era essere in piazza per far sentire la nostra vicinanza a lei e a tutte le vittime, vogliamo far capire che chi subisce dopo puo' denunciare e sopratttutto trovare la solidarieta' di altre donne".










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