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VERSO LE ELEZIONI

Piazza Maggiore contro Ferrara
"Siete figli degli anni '70"
Salizzoni: esposto in Procura

Contestatori sul crescentone hanno impedito al promotore della lista pro-life 'Aborto? No grazie' di parlare. I manifestanti: "Abbiamo 15 feriti". Giornalista all'ospedale. Cofferati: "Inaccetabile intolleranza"
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Giuliano Ferrara Bologna, 3 aprile 2008- SI È TRASFORMATO in gazzarra il comizio elettorale di Giuliano Ferrara e della sua lista “Aborto? No grazie” ieri a Bologna. Lanci di oggetti (uova, pomodori e addirittura sedie), insulti e scontri con la polizia — il bilancio sarebbe di 15 contusi stando ai contestatori — hanno segnato la tappa dei candidati pro-life in piazza Maggiore, dove l’arrivo del giornalista è stato accolto da una rumorosa contestazione organizzata dai centri sociali (Tpo, Vag 61, Crash, XM24).
Quando Ferrara arriva, poco dopo le 18, una folla di manifestanti (tra cui non mancano persone di mezza età e famiglie) è già riuscita ad arrivare fin sotto il palco, nonostante le transenne piazzate dalle forze dell’ordine intorno a tutto il perimetro della piazza. Sono un migliaio quelli che protestano con cartelloni, cori, fischietti, lanci di pomodori per tutta la durata dell’iniziativa. Su uno dei cartelloni sta scritto “Ferrara sei inconcepibile”, mentre alcuni urlano “scemo” e qualcuno grida “vattene”, “buffone ”, “fascista”.

ANCOR PRIMA di salire sul palco, Ferrara è accolto da un uomo che gli grida “buffone” e da una ragazza che lo insegue. Pomodori, uova e cubetti di mortadella volano sul palco mentre parla l’ex vicesindaco Giovanni Salizzoni: «Non avete capito che stiamo lavorando per voi — dice il capolista ai contestatori — ma lo capirete tra un po’». La tensione sale prima che Ferrara si avvicini al microfono: i manifestanti cercano di salire sul palco ma sono respinti dalla polizia, qualcuno riesce a strappare i manifesti.
Il candidato premier non si scompone, parla delle «donne che sono costrette ad abortire perché sono lasciate sole dal loro uomo e dalla società: chiedetelo a loro se abortire è una libertà o se è una schiavitù sociale». Ai manifestanti dice: «Andate a vedere il film Juno, dove c’è una splendida eroina materna». Ma non mancano gli strali: «Avete mai manifestato contro la strage delle bambine in Cina? No — tuona Ferrara — perché fate solo le cose conformiste. Vi hanno spiegato che l’aborto è moderno, ma è una cosa squallida, miserabile?».

I CORI di protesta si fanno più forti, Ferrara prende un pomodoro e lo rilancia sulla folla: dalla platea piovono una miriade di oggetti, mentre la polizia schierata sotto al palco carica i manifestanti. Un uomo che tiene in braccio un bambino lancia urla di protesta proprio sotto il palco e viene allontanato da un poliziotto. Ferrara, colpito da un uovo sulla giacca, decide di andarci giù pesante: «Siete figli degli anni ’70, avete rotto i coglioni». Poco prima un’altra candidata della lista pro-life, il medico Matilde Leonardi, non è stata più accomodante. Anche lei ostenta calma, e quando qualcuno le grida un “vaff” chiede «chi è il maleducato?».
Leonardi spiega che «la 194 è una legge dello Stato, l’abbiamo voluta e votata e ora vogliamo che sia rispettata». Poi guarda i manifestanti, «queste ragazzine che non sanno niente mi fanno molta tenerezza». Conclude dicendo che «ognuno ha il diritto di venire al mondo, anche se si tratta di embrioni un po’ incapaci dal punto di vista mentale. Il vostro urlo è un silenzio». L’ultima parola è di Ferrara: «Domani (oggi, ndr) andrete sui giornali — dice ai contestatori — ma non siete riusciti a impedirci di parlare a Bologna».

QUANDO il giornalista scende dal palco qualcuno gli stringe la mano e lo ringrazia, ma l’atmosfera degenera immediatamente e ne nasce lo scontro più violento del pomeriggio, con lanci di sedie e manganellate della polizia.
Colpito in testa da una sedia, il collega di Repubblica, Michele Smargiassi finisce in ospedale. Un ragazzo rimane colpito da un pugno all’occhio destro. Sul Crescentone ci sono anche i politici Serafino D’Onofrio, Carlo Bottos e Valerio Monteventi.
Ferrara intanto, difeso da guardie del corpo e forze dell’ordine, arriva fino alla fontana del Nettuno, dove sale su un’auto che se ne va a gran velocità mentre qualcuno lancia delle bottiglie. Proprio davanti al Nettuno, separati dal resto della piazza per via delle transenne, ci sono altri giovani con i manifesti contro la lista antiabortista. Comincia una trattativa con la polizia, la quale alla fine arretra e lascia campo libero ai manifestanti che entrano in piazza Maggiore, arrivano sul palco e subito tolgono lo striscione che ha fatto da sfondo al comizio, su cui sta scritto “Scegli la vita, costruisci il futuro”. Poi, una volta ritornati davanti al Nettuno, srotolano il loro striscione: “Fuori i nostri corpi dal vostro controllo”.

IN SERATA a Ferrara arriva la solidarietà del sindaco Sergio Cofferati: «Quello che è capitato è un danno oggettivo per la città e per la sua storia di democrazia e tollerenza. E' inaccettabile che una piazza venga trasformata nel luogo dell'intolleranza. Tutti devono essere in condizione di poter sostenere pubblicamente le proprie opinioni e a nessuno deve essere impedito di parlare. Trasformare la campagna elettorale in scontro è una responsabilità grave che si assumono tutti coloro che praticano l'intolleranza».
Solidale anche il segretario regionale del Pd, Salvatore Caronna: «Un fatto incivile, distante dalla storia della città. A nessuno può essere impedito di parlare, in modo particolare quando esprime opinioni assolutamente non condivisibili. Questi atteggiamenti sono i migliori alleati di ogni forma di estremismo e integralismo. Di «odio cieco» parla il leghista Borghezio.
Intanto nuova tensione potrebbe verificarsi domani pomeriggio quando sempre in piazza Maggiore è previsto il comizio di Stefano Morselli, candidato della Destra. Gli antifascisti hanno organizzato una contromanifestazione.










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