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IL PROCESSO

Uccise una ragazza e un tassista,
la difesa chiede la seminfermità mentale

L'avvocato Stefano Molinari, legale del ragazzo che il 28 marzo 2006 uccise Maria Virginia Fereoli (17 anni) e Andrea Salvarani (51), ha sostenuto la tesi dell'assoluta ''non imputabilita''' del proprio assistito per vizio totale di mente
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Stefano Rossi, arrestato per duplice omcidio Bologna, 18 aprile 2008  - La difesa di Stefano Rossi, il ragazzo di 21 anni che la sera del 28 marzo 2006 ha ucciso la studentessa Maria Virginia Fereoli (17 anni) e il tassista Andrea Salvarani (51), ha chiesto alla Corte d'assise di Parma il proscioglimento da tutte le accuse dell'imputato "perche' totalmente incapace di intendere e volere''.


L'avvocato Stefano Molinari, legale del duplice omicida, ha sostenuto nel corso di un'arringa durata tre ore la tesi dell'assoluta ''non imputabilita''' del proprio assistito per vizio totale di mente. In subordine, il legale ha chiesto che a Rossi venga riconosciuta la seminfermita' mentale, oppure in ulteriore subordine ''le attenuanti generiche e una pena al minimo di legge'' e ''in ogni caso il ricovero in Ospedale psichiatrico giudiziario''.

 

Per Rossi l'accusa, che lo reputa capace di intendere e volere, ha chiesto il massimo della pena: ergastolo con tre anni di isolamento diurno. Secondo Molinari, ''sarebbe stato necessario che la Corte disponesse un supplemento di perizia'' per cercare di appurare le effettive condizioni psichiatriche del suo cliente.

''Non sono in discussione le responsabilita' del mio assistito circa i delitti - ha continuato il legale -, e' in discussione il suo stato di salute mentale. Non esiste solo la perizia disposta dal giudice in sede di udienza preliminare, ma ci sono anche i diari clinici redatti in carcere e le testimonianze degli psichiatri carcerari che attestano di uno 'scivolamento psicotico' di Rossi''.

 

Secondo il difensore, il ragazzo non ha ''agito con lucidita''' le sera dei delitti, ma in un evidente stato di confusione, in parte dovuto all'alcol bevuto dopo aver ucciso, ma in grande parte dovuto alla malattia mentale. In particolare, il legale ha messo l'accento sull'assenza di un movente nei due delitti che non sia lo stato di alterazione mentale dovuto alla malattia. ''Rossi non ha ucciso Virginia perche' si e' sentito respinto - ha continuato -, ne' ha ucciso Salvarani perche' voleva rubargli il taxi per darsi alla fuga. Chi e' che scappa disseminando prove dietro di se'?''. Si torna in aula il 23 aprile per le repliche e la sentenza.










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