Bologna, 24 aprile 2008 - Siamo smarriti, spaventati. Così come le viviamo, le nostre città non ci piacciono più. Non solo non ci sentiamo sicuri ma soprattutto non ci sentiamo liberi. Avvertiamo spesso che c'é, molto più di un tempo, qualcosa di male in agguato. Come accerchiati dal crimine. E ci sentiamo del tutto impotenti. E' la richiesta più forte, quella di una nuova sicurezza. Quindi né dubbi né tentennamenti: le nostre strade vanno ripulite da mascalzoni vecchi e nuovi. Tolleranza zero a chi ci mette in pericolo e porte sbarrate a quegli itinerari che, complice l'Europa, lasciano entrare in casa nostra pericolosissimi delinquenti comunitari, oltre ai già cospicui flussi di irregolari extracomunitari. Tanto per chiarire. Ma anche per ragionare. Perché se tutto questo è vero, è altrettanto vero che la storia delle ronde, comunque la si guardi, non sta in piedi.
Se hanno da essere ronde vere e proprie, grazie: abbiamo già dato. Che indossino camicie brune, nere, rosse o verdi, poco importa.
Di controllo possiamo averne a sufficienza con la Polizia municipale, la Polizia provinciale, la Polizia nazionale, la Guardia di Finanza e l' Arma dei Carabinieri.
Che senso ha dare vita a un nuovo ordine di vigilanza? Con quali compiti? Con quali limiti? Con quali "regole di ingaggio"? E come si rapporterebbe con le altre strutture? Eppoi, diciamo la verità, "ronda" è una brutta parola. Se non vogliamo considerare che prima o poi saremmo costretti a controllare le ronde, perché comunque in una “struttura separata” si andrebbero ad annidare fanatici manganellatori della peggior specie, di destra e di sinistra.
A tutto ciò deve aver pensato l'assessore alla sicurezza del Comune di Bologna, l'ex magistrato Libero Mancuso, quando ha lanciato l'idea, subito condivisa dal sindaco Cofferati e dalla giunta; l’idea di un coinvolgimento dei cittadini nel "controllo della città".
"Non chiamatele ronde" si è subito affrettato a suggerire; saranno piccoli gruppi di studenti universitari che con le buone parole dovrebbero convincere gli altri giovani a rispettare la città, a non lordare marciapiedi e muri, e laddove subodorassero un crimine, avvertire chi di dovere con un cellulare messo a disposizione dall'autorità comunale.
"Ronde dolci", insomma: così sono state definite. Che ci siano, ma non "ci siano". Che facciano finta di essere utili, aggiungiamo noi. E se un pusher in via San Vitale, infastidito dalla presenza di un giovane controllore, gli sferra una coltellata e ci scappa il morto, come la mettiamo? Insomma, ho la vaga impressione che se sono "dolci", proprio non servano. Che siano l'ennesima gesto plateale per tentare di risolvere un problema dai contorni molto, molto seri e molto difficili. Di pasticci ne abbiamo già visti abbastanza. Quindi meglio lasciare a ciascuno il proprio mestiere.
C’è la Polizia? Ci sono i Carabinieri? C'è anche la Guardia di Finanza con compiti di pubblico intervento? Potenziamo loro, facciamoli diventare (tornare ad essere) ciò per cui sono nati. Aumentiamo uomini e mezzi sempre che non debbano poi elemosinare la benzina per le automobili di servizio. Riempiamo le strade e gli angoli più pericolosi di uomini in divisa che sappiano fare, per noi, il loro dovere senza che qualcuno ricanti l’antico ritornello della "militarizzazione". Dobbiamo ritrovare la serenità, a qualunque costo.
E lo Stato pensi seriamente alle frontiere. Abbiamo bisogno di immigrati. Ma lavoratori, non delinquenti.
Il cantautore bolognese ha tenuto una lezione all'Aula Magna della Facolta' di Lingue e letterature straniere dell'Universita' di Bologna, all'interno del corso sulla canzone d'autore. Titolo della sua lezione: "La Canzone e' l'arte dell'Incontro" LEGGI L'ARTICOLO