"Gli americani esistono. Pronti a essere nostri soci - dice il patron rossoblù. Per il club sarebbe un salto di qualità. Con Menarini? Nessuna lite, ha solo ascoltato un altro gruppo che a me non piace"
BOLOGNA — PRESIDENTE Cazzola, esiste un gruppo americano interessato al Bologna?
«Sì, esiste».
Ne esiste anche uno anglo - svizzero?
«Esisteva, ma non esiste più. Almeno così spero».
E’ vero che lei propende per gli americani, mentre il suo socio Menarini vorrebbe trattare con gli altri e per questo avete rotto?
«No, questo non è affatto vero».
Come sono andate le cose?
«Da tempo, il mio socio ed io, abbiamo questo contatto con tre equity founds americani, dentro i quali convergono forti investitori. Contemporaneamente, un altro gruppo, quello europeo, ci ha contattati per intavolare una trattativa parallela».
Che a lei non interessa.
«Appunto. In due momenti differenti ho detto no grazie e quando loro hanno tentato di sfondare attraverso Renzo Menarini, allora ho perso la pazienza e ho detto loro che non ne volevo sapere».
In modo inequivocabile?
«Non li abbiamo più sentiti, quindi penso di sì».
Lei e Menarini amici come prima?
«Lui mi ha detto che aveva ascoltato la loro proposta per un semplice motivo di cortesia. Fra di noi regna e ha sempre regnato l’armonia».
Presidente, adesso vuole stravincere. Proprio sempre, magari no. Non quando, l’estate scorsa, lei era sul punto di cedere a Pozzo.
«Sapete com’è finita quella storia? Dopo qualche tempo ho chiamato Menarini e gli ho detto: sai Renzo, avevi ragione tu, abbiamo fatto bene a non cedere il Bologna».
Stando alle indiscrezioni: lei avrebbe venduto a un prezzo stracciato.
«E’ vero, a quella cifra il Bologna sarebbe stato praticamente regalato. A spingermi sull’orlo della cessione era stato il no incassato per Romilia. Che il nostro intento sia quello di dare solidità e vigore all’economia del Bologna non lo abbiamo mai nascosto».
Sembra di capire che del vigore e dell’economia rossoblù a fine stagione se ne occuperanno gli americani.
«E chi lo ha detto?».
Voci: lei avrebbe già percorso molta strada in quella direzione?
«L’ultima chiacchierata con i rappresentanti di questi tre fondi ha stabilito che noi, io e Menarini, avremmo negli americani degnissimi partners».
Quindi, di fusione si tratta.
«Loro, dopo aver studiato la situazione, ritengono che sarebbe molto utile una partecipazione nel Bologna, non la totale acquisizione».
Il capitale sociale aumenterebbe?
«Non di poco».
Lei rimarrebbe come presidente o come amministratore delegato?
«Questa, se mi permettete, è una ipotesi un po’ meschina. Non faccio baratti di questo genere».
Che cosa può realisticamente succedere?
«Che i due attuali azionisti rimangano al loro posto, a gestire una società con forti margini di sviluppo».
Allora, presidente Cazzola: arrivano gli americani, investono una cifra considerevole nel Bologna calcio e voi cotinuate comunque a gestire il tutto?
«Se l’acquirente straniero parte dal presupposto di aver intavolato la trattativa con due persone serie, può succedere che si fidi».
Voi vi fidate di loro?
«Pensate che la famiglia Sensi si sarebbe fidata del magnate Soros?».
Siamo a quei livelli?
«Una volta fatte le debite proporzioni, si può sempre parlare di salto in alto».
Presidente, ma il tutto è valido solo in serie A o anche in B?
«Le persone con cui ho parlato hanno manifestato interesse per la società, non per la categoria . Ma certamente questo potrebbe rivelarsi un passaggio molto delicato».
Ad oggi, come stanno le cose.
«Abbiamo spiegato che per il Bologna questi sono giorni decisivi. L’appuntamento è a fine stagione».
di STEFANO BIONDI
La Cisl scende in campo per sostenere i progetti di cooperazione dell'Iscos in Brasile. Sabato 24 maggio, alle 21 al Palasavena di San Lazzaro, organizza il terzo concerto di solidarietà con Edoardo Bennato. Il ricavato sarà interamente devoluto al Comitato Iscos Emilia Romagna, Onlus a sostegno di due progetti in Brasile