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Cazzola: "Ho venduto per il no a Romilia"

Il presidente del Bologna: "Non mi candido. Gli americani faranno ciò che non hanno permesso a me"
 

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Cazzola Bologna, 13 giugno 2008- Alle quattro del pomeriggio Alfredo Cazzola ha annunciato la probabile cessione del Bologna; alle cinque ha annunciato la fine del ‘voglino’ che gli era venuto subito dopo la promozione in serie A: "Avevo preso l’impegno di dare una risposta entro la fine della settimana all’ipotesi di una mia eventuale candidatura alle prossime elezioni amministrative comunali di Bologna. Dopo un’attenta e profonda riflessione e pur avendo ricevuto tante manifestazioni di simpatia ho deciso di non candidarmi, in quanto intendo proseguire anche in futuro il mio lavoro di imprenditore".

Via dal pallone e via dalla politica nello stesso giorno. Per il presidente del Bologna il 2008 è stato un anno all’insegna delle decisioni drastiche: lo aveva aperto cedendo 'Promotor' ai francesi, lo ha proseguito riportando il Bologna in serie A e arrivando a un passo dalla cessione del club, che sarà effettiva solo dal 1° di luglio, il giorno dello 'sbarco' annunciato di Tag. Ma chi operi dietro a questa sigla non è dato di sapere. Ed è l’incertezza che ha indotto la tifoseria del Bologna a sospendere il giudizio su un’operazione che rappresenta una storica svolta non solo per i rossoblù, nella stagione che li porterà alle feste del centenario, ma anche per tutto il calcio italiano.

Cazzola ha captato subito lo scetticismo che inevitabilmente si abbina al mistero e attraverso il sito internet del Bologna ha pubblicato una lettera che qui riassumiamo. Una lettera rassicurante, scritta per alimentare le speranze dei tifosi: "La convinzione sulla bontà dell’operazione ci deriva dall’entità degli investimenti che ammonteranno a circa 50 milioni di euro per la stagione 2008-2009: per le sacre ragioni dell’economia, è la garanzia più solida che si potesse ottenere". Ancora: "E’ evidente che le esigenze di rendere forte il club non possono prescindere da consistenti apporti di capitale".

I soci del Bologna speravano di cavarsela da soli: per questo presentarono alla Provincia il progetto di Romilia: "All’inizio della nostra gestione avevamo immaginato un percorso che consentisse al Bologna FC di realizzare delle infrastrutture e delle attività che potessero determinare un ampliamento delle risorse, percorso che, come tutti sanno, è stato bloccato dall’amministrazione provinciale e questa condizione ci ha lasciato senza una strategia convincente". Infine: "Non occoreranno molti giorni per vedere se quanto sto affermando si concretizzerà... Quindi chiedo a tutti voi di continuare a seguire con entusiasmo e ottimismo la nostra e vostra società, senza dare peso a una rilevante quantità di inesattezze che stanno circolando in queste ore".

La comunicazione che avrebbe ufficializzato il passaggio delle azioni e la conferma alla presidenza di Cazzola era attesa da due giorni. Sarebbe arrivata mercoledì e non ieri, se Renzo Menarini non avesse tentato fino all’ultimo istante di convincere il socio di maggioranza a girare le spalle agli americani. Cazzola il falco. Menarini la colomba: la coppia è rimasta tale per tre campionati. Più di così non potevano fare.

di Stefano Biondi










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