Renzo Menarini: "Dimissioni immediate dal cda ed esco subito da Aktiv. Gli Svizzeri? Mi sembravano un'alternativa migliore: sapevo chi erano"
Bologna, 12 giugno 2008- Menarini, lei conosce i nuovi probabili proprietari del Bologna?
"No, non so chi siano".
Non sono quindi i tre soci in Tag, ovvero Galvin, Tacopina, O’Neil?
"Che io sappia, Tag è un intermediario".
Lei, si sa da tempo, era contrario a questa cessione. Ha cambiato idea?
"Io so che gli intermediari agiscono in nome e per conto di altri. Non conosco gli ‘altri’, quindi non posso cambiare idea".
Che cosa ha detto a Cazzola?
"Gli ho confermato la mia totale indisponibilità a partecipare a questo affare".
Una indisponibilità pratica, morale o di tutti e due i segni?
"Lo ripeto: dietro a questo affare ci sono persone che non conosco, di conseguenza non so che cosa possano o vogliano fare, per questo mi chiamo fuori".
In che modo?
"Mi dimetto immediatamente dal consiglio di amministrazione ed esco subito da Aktiva".
Ma mantiene la sua parte nel 20 per cento che gli americani acquisiranno alla fine della prossima stagione calcistica, giusto?
"Da quel giorno in poi, se Cazzola vorrà rimanere nel Bologna come ministro senza portafoglio, faccia pure. Io considero chiuso fin da ora il mio mandato. Torno a essere un tifoso del Bologna e basta".
Prima di chiudere, ha tentato di persuadere Cazzola a non compiere questa operazione?
"Lui aveva ricevuto dal Cda il mandato alla cessione, quindi ha esercitato un suo preciso diritto".
Lei, invece, avrebbe fatto l’affare con il gruppo svizzero.
"Sapevo chi erano e mi sembravano un’alternativa migliore, anche se non c’è stato tempo di verificare le mie impressioni. Loro hanno peccato di intempistività, e la trattativa è sfumata".
Menarini, lei è preoccupato per il futuro del Bologna?
"Spero di non soffrire".
Teme che questa sia una possibilità concreta?
"Non conosco i dati fondamentali per potermi esprimere. Se questi signori hanno la volontà di mettere capitali e di potenziare la squadra, non soffriremo e ci divertiremo".
Questo per lei è un momento triste?
"Noi abbiamo fatto il nostro percorso centrando la promozione ed effettivamente era arrivato il momento che fossero altri a occuparsi del Bologna".
Siete stati voi a cercare gli americani o viceversa?
"Loro hanno cercato noi".
Ma quando hanno bussato non ha aperto lei?
"Già, se no li avrei visti, saprei che facce hanno".
Poteva chiedere a Cazzola di presentarglieli.
"Non è stato possibile e ormai il tempo è scaduto".
Tre anni nel mondo del calcio: se le chiedessero di entrare adesso che lo conosce, rivarcherebbe la soglia?
"Ho avuto belle soddisfazioni e amarezza, ma questo fa parte della vita di ogni imprenditore. Una volta presa la decisione, mi sono assunto di buon grado le mie responsabilità".
Ha qualche rimpianto?
"Avrei voluto fare altro, speravo di fare altro, ma non è stato possibile".
Allude alla costruzione dello stadio?
"Anche. La prima idea è stata respinta, ma con il passare del tempo avremmo potuto ripensare anche al nuovo stadio, certo".
Il suo è un addio?
"No, è un arrivederci. Allo stadio".
Stefano Biondi
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