Il patron del Livorno visto in città con Renzo Menarini e il diesse Rino Foschi. Ma la società di Alfredo Cazzola precisa: ''Spinelli voleva solo scambiare giocatori, gli abbiamo detto no''
Bologna, 23 luglio 2008- IERI MATTINA intorno alle 11, Aldo Spinelli, accompagnato da suo figlio Roberto (presidente dell’Alessandria), dall’avvocato Mattia Grassani e da due commercialisti, ha varcato la soglia dello studio Gnudi di via Castiglione, in pieno centro cittadino, per comperare il Bologna. Lì, con il commercialista Matteo Tamburini, secondo una versione, ad attendere l’acquirente che da mesi, durante gli incontri in Lega, manifesta il suo interesse per il club rossoblù, c’erano sia Alfredo Cazzola (fino alle 15) che Renzo Menarini (fino alla pausa pranzo). Ma i diretti interessati hanno fornito un’altra versione, che nega la loro presenza al tavolo della trattativa. La riunione si è protratta fino alle 17.00, quando Spinelli, via telefono, ha incassato il «no» di Cazzola anche a una cessione parziale del pacchetto azionario.
Per qualche ora il Bologna è stato sul punto di essere ceduto all’attuale presidente del Livorno. Dopo una pausa caffè, che ha consentito a un tifoso di vedere Spinelli e di diffondere la notizia via internet (sul sito forumrossoblù.org), il potenziale acquirente ha chiamato il consulente di mercato Rino Foschi (ex Palermo), perché valutasse la rosa del Bologna e soppesasse i contratti in essere. Alla fine dell’esame tecnico, Spinelli ha formulato la sua offerta: fra i dieci e i dodici milioni di euro per una società solida, ma per una squadra che ha bisogno ancora di costosi ritocchi. E’ stato Cazzola, che da Menarini ha avuto il mandato alla cessione e che con Joe Tacopina aveva fissato il prezzo della cessione in 18 milioni, a rifiutare l’offerta.
ALLE 16 il drappello dei cronisti avvertiti dal web è schierato davanti allo studio Gnudi e lì fa la posta a Spinelli. La «preda» esce alle 17.20 accolto dalle domande del caso. Risposta esilarante: «Sono qui perché ci sono stati chiesti Pulzetti e Tavano in cambio di Adailton e Carrus». Presidente, non è qui per trattare l’acquisto del Bologna? «No, no», dice sorridendo e se ne va. Alle 17.50 tocca a Rino Foschi affacciarsi allo stesso portone. Vede i cronisti, chiude ed esce dalla porta secondaria. Di lui si parlava nei giorni scorsi come l’uomo mercato per il Bologna di Spinelli. Più tardi, al telefono, sarà questa la sua versione: «Ero lì per pagare vecchie parcelle. Tenetemi fuori da questa storia». Di originale, questa storia, ha che tutti hanno contribuito a scriverla, ma che nessuno ci vuole entrare. Valeva un anno fa per il friulano Pozzo e vale quest’anno per il genovese Spinelli: la multiproprietà dei club è vietata. Finchè Spinelli non si è formalmente sbarazzato del Livorno non può diventare socio di maggioranza del Bologna. Menarini parla per dire che non ne sa nulla, mentre il telefono di Cazzola suona invano.
SONO LE 18.51 quando il Bologna calcio esclude la possibilità che Spinelli si sia autoinvitato ed emette questo comunicato: «Il presidente del Livorno Aldo Spinelli, accompagnato dai suoi consulenti e professionisti, ha presentato alcune proposte relative a scambio di giocatori al dottor Tamburini dello studio Gnudi, che le ha riferite al presidente del Bologna Alfredo Cazzola. Tali proposte non sono state accettate». Detto che Fabrizio Salvatori, direttore sportivo del Bologna, farà i salti dalla gioia sapendo di avere in Matteo Tamburini un nuovo collaboratore, è naturale che Aldo Spinelli e il Bologna decidano da fornire la stessa versione. Ci sono cento cose da chiarire. Sarebbe già tanto sapere quale significato dare alle ultime parole del comunicato («Tali proposte non sono state accettate»). Un modo per dire che al Bologna non verranno nè Pulzetti nè Tavano e che al Livorno non andranno nè Adailton nè Carrus o si tratta di una frase che sancisce la fine della trattativa? La seconda versione è quella corretta. E’ già qualcosa: il Bologna non ha voluto dire come e perché questa vicenda è iniziata, ma almeno ha fatto sapere che, per ora, è è finita con un nulla di fatto. Rimane una certezza: i due soci del Bologna, dopo aver centrato la promozione in serie A sono più che mai pronti a cedere la società. Dallo scorso luglio hanno trovato in due proprietari di club il probabile acquirente: un anno fa a bocciare l’offerta di Pozzo fu Menarini, mentre stavolta a dire no a Spinelli è stato Cazzola.
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