L'ex poliziotto, che non era stato condannato per gli omicidi, ha finito di scontare la sua pena. L'avvocato Stefania Mannino: "La scarcerazione sia serenamente accettata nel rispetto di una sentenza che ha escluso la sua partecipazione per tutti i fatti di sangue della banda"
Bologna, 25 luglio 2008- Pietro Gugliotta tornerà in libertà nei prossimi giorni. Dopo 14 anni, dunque, esce dal carcere uno dei poliziotti condannati per la 'Uno bianca', la banda che tra fine anni 80 e primo 90 seminò il terrore tra l'Emilia-Romagna e le Marche, facendo 24 morti e oltre cento feriti rapinando banche, uffici postali, supermercati e sparando a testimoni, nomadi e immigrati.
Gugliotta, che non è stato condannato per gli omicidi, grazie anche all'indulto e alla legge Gozzini, ha finito di scontare la sua pena. Comincerà un percorso di reinserimento nella società che prevede anche un lavoro in una cooperativa, che svolgerà comunque non a Bologna e neanche in Emilia-Romagna.
L'avvocato Stefania Mannino, la legale che ha difeso Gugliotta in tutti i gradi di processo: ''Confido che la scarcerazione di Pietro Gugliotta sia ora serenamente accettata nel rispetto di una sentenza che ha escluso la sua partecipazione per tutti i fatti di sangue della banda e che, nel comminare una pena comunque elevata, ha tenuto conto di una sua responsabilità morale anche per i delitti da altri commessi''.
''Gugliotta - sottolinea la Mannino - esce dal carcere dopo aver scontato interamente la sua pena. Come richiesto dai familiari delle vittime, non gli è mai stato concesso un giorno di permesso premio e non ha mai neppure trovato attuazione l'ammissione al lavoro all'esterno, pur autorizzata dal magistrato di sorveglianza nel novembre scorso; ha usufruito unicamente dei benefici che non potevano essergli negati, quelli per il corretto comportamento in carcere e per l'indulto, previsto da una legge votata dalla maggioranza assoluta dei parlamentari italiani. Viene riconsegnato alla società civile dopo 14 anni di detenzione, scontati tutti in isolamento dal resto della popolazione carceraria, senza che sia stato avviato un concreto percorso di reinserimento sociale e ciò, lungi dall'essere una vittoria per i familiari delle vittime, rappresenta una grave sconfitta dei principi e delle finalità della pena propri di uno Stato di diritto''.
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