L’assessore alla Sicurezza dopo l'inchiesta del Carlino al Pincio: "Quelle foto sono la negazione del decoro, le aree verdi non possono essere territorio di spaccio e disperazione". Il presidente dei commercianti: "Puliremo noi le serrande dai graffiti, è un dovere"
«DOBBIAMO riprenderci il controllo dei parchi, è vero. Non possono essere territorio di spacciatori e tossicodipendenti. Bisogna lavorare insieme». L’assessore alla Sicurezza Libero Mancuso (nella foto) è in ferie e appare molto più turbato dall’inchiesta del Carlino sul Pincio che da quanti si stanno mettendo in fila per chiedere la sua testa.
«QUELLE FOTO — dichiara riferendosi al ‘buco’ in diretta — raccontano il degrado umano e sono anche la negazione del decoro. Peggio di una scena di prostituzione. Serve un progetto che metta insieme competenze diverse. La repressione dei vigili ma anche i servizi sociali. Dopo il decreto Maroni non si può più dire che lo spaccio è compito solo della polizia. Sono scene che non devono appartenere innanzitutto a un parco pubblico. Di questo parlerò con il vicesindaco e con la collega dell’Ambiente». Anche perché il Pincio, nonostante tutti gli sforzi dichiarati, in certi punti è una discarica.
MANCUSO ha confidato fin dall’inizio qualche perplessità sul decreto. Eppure proprio lui ha avuto il merito di anticipare molto di quel che si discute. L’ha fatto in un pacchetto di proposte portato al tavolo del viceministro Minniti, ai tempi di Prodi. Oggi, invece, l’ex magistrato sottolinea la delicatezza del comma ministeriale che attribuisce poteri ispettivi ai prefetti su quel che fa o non fa il sindaco in materia di sicurezza. «Questo è un punto delicato — fa notare l’assessore — perché il sindaco è eletto democraticamente, il prefetto no».
LA COSA non spaventa per nulla Manes Bernardini, segretario cittadino della Lega nord. Che per il Pincio chiede «tolleranza zero, a partire dal recupero del degrado ma anche grazie a controlli a tappeto assicurati dalle forze dell’ordine. La scalinata della Montagnola va recuperata con iniziative di taglio culturale. Ma non penso alla cultura come la intende il Comune. Bisogna recuperare l’anima della città, le nostre radici. Il dialetto, ad esempio. Il mio sogno? Un megaconcerto in piazza Maggiore, che riunisca tutti i cantanti bolognesi. Non è mai successo».
Carmelo Adagio, presidente del Quartiere San Vitale, sogna invece la fine del mandato. Ma solo perché a quella data scade la convenzione del garage, sotto il Pincio. «Mi piacerebbe recuperare lo spazio per gli adolescenti, facendone una sala prove — immagina, anche se ignora dove sarà all’epoca —. La scalinata deve diventare l’ingresso vero della Montagnola». Questi sono i sogni, nel frattempo la realtà è un’altra... «Allo spaccio devono pensare le forze dell’ordine — è convinto Adagio —. Serve un’offensiva». Ma scusi, così ragiona in una logica pre-decreto... «La strada per recuperare il Pincio è una sola — insiste il presidente —. Dev’essere affidato alle cure di chi gestirà il parco».
di Rita Bartolomei
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