Dopo l'intervista al Carlino, i musulmani invitano il vescovo Vecchi. La prefettura. "Estrema attenzione all'Islam". Raffica di interrogazioni
PORGE l’altra guancia. «Il vescovo teme un’islamizzazione dell’Europa? Ci venga a trovare in moschea. Gli uomini di buona volontà devono fare un passo avanti». Daniele Parracino, vicepresidente del centro culturale islamico di via Pallavicini, è assediato soprattutto dalle domande dei cronisti, dopo l’intervista del vescovo ausiliare al Carlino. Monsignor Ernesto Vecchi ha definito la preghiera islamica di sabato davanti a San Petronio «una sfida, più che alla basilica al nostro sistema democratico e culturale. Da quel che è successo a Bologna ma anche in altre città, abbiamo avuto la conferma che c’è un progetto pilotato da lontano. Cosa prevede? L’islamizzazione dell’Europa».
FIN dal primo giorno Parracino aveva smentito la sfida e spiegato come «un caso» la preghiera davanti alla basilica. Quel pomeriggio, aveva detto, gli islamici erano scesi in piazza per la pace. Aveva ripetuto di essersi opposto subito al rogo della bandiera israeliana. Spiegando quindi l’attività del centro islamico. Centinaia di orfani palestinesi adottati a distanza, vuol dire «offerte di cinquanta-ottanta euro al mese. Contributi che arrivano anche dagli italiani. Ogni tanto si presenta qualcuno con una busta e dà quel che può». Parracino, «convertito anzi tornato all’Islam», come dice lui, è di Rignano Garganico, paese a pochi chilometri dalla patria di Padre Pio. «Sono stato in Israele per verificare se i nostri aiuti spediti da Bologna arrivano effettivamente ai destinatari — racconta —. E’ difficile muoversi là, chiunque rischia di essere scambiato come un finanziatore di Hamas. L’ultimo viaggio è stato a gennaio 2006, per coincidenza si votava. Controlli esasperati. Era al confine tra Giordania e Israele, i soldati mi hanno trattenuto per un giorno».
PARRACINO apre la porta a Vecchi e rampogna invece la Lega nord che è tornata a chiedere la chiusura del centro. «La smettano con questo accanimento», sbotta. Però il segretario cittadino Manes Bernardini è di tutt’altro avviso. «Chiederemo un incontro a prefetto e questore, vogliamo capire cosa sta succedendo — anticipa —. Ne abbiamo parlato anche con il nostro segretario dell’Emilia, il parlamentare Angelo Alessandri. La preghiera davanti a San Petronio è una cosa visibile. Ci preoccupa il sommerso, quello che nessuno sa. Su questo ci devono dare garanzie. Chiaro, quel che è successo davanti alla basilica non è un caso ma un disegno molto ben orchestrato. Sabato saremo in piazza con due banchetti, abbiamo stampato cinquemila volantini e cinquecento manifesti. Il silenzio prolungato del Pd? Lo capisco, dovrebbero giustificare aperture che il loro stesso popolo ha condannato. Si vota tra cnque mesi. La gente deve sapere quale amministrazione avrà e cosa andrà a fare su questo argomento».
PREFETTURA E QUESTURA garantiscono «estrema attenzione, anche sul mondo islamico». Il questore Luigi Merolla chiarisce di aver autorizzato il corteo e il presidio di sabato, che si dovevano fermare in piazza Nettuno. «La preghiera non era prevista, ne abbiamo preso atto e trasmesso poi gli atti all’autorità giudiziaria che non ha ravvisato reati», chiarisce. Nulla da eccepire sull’operato di chi aveva la responsabilità dell’ordine pubblico. «Ha fatto bene a reggere la piazza così», sintetizza il questore.
INTANTO sulla preghiera davanti alla basilica si scatena una valanga di interrogazioni. Annunciate da Enzo Raisi di An, dai senatori di Forza Italia Gianpaolo Bettamio e Massimo Palmizio, tutti d’accordo con l’analisi del vescovo ausiliare. Analisi condivisa anche dal capogruppo di FI in Comune Daniele Carella, che insiste sul gesto di «spregio e provocazione». Di segno opposto la reazione del Pdci, che con il capogruppo in Regione Donatella Bortolazzi parla di «benzina sul fuoco». Mentre la Cgil s’appella al dialogo e si prepara a scendere in piazza. Giovedì pomeriggio alle 18 sit-in in piazza Nettuno con Cisl, Acli e Arci. Il vicesindaco Adriana Scaramuzzino dice di «non essere preoccupata certo per la preghiera, il problema è riportare la pace nei territori occupati. Le strumentalizzazioni arrivano da entrambe le parti. La Lega chiede la chiusura del centro in via Pallavicini, ad esempio...». Il parlamentare europeo del Carroccio Mario Borghezio unisce Bologna e Milano, la preghiera davanti a San Petronio e al Duomo intesa come «immagine choc», se la prende con chi si allarma e si stupisce solo ora e ricorda: noi lo avevamo ‘profetizzato’. Fra’ benito Fusco dall’eremo di Ronzano attacca Vecchi, e conclude: «Quanto accade a Gaza, quanto è accaduto a Bologna a difesa del popolo palestinese, e quanto pavidi pastori ci comunicano, ci fa dolorosamente constatare che il tempo che viviamo genera un grande turbamento per la religione cristiana, ne provoca forti disagi e la sua teologia e la sua morale risultano continuamente sfuocate».
di Rita Bartolomei
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