Nel giorno del quarto anniversario dalla tragedia, l'arcivescovo abate di Modena e Nonantola ha ricordato le vittime del terribile incidente che, il 7 gennaio 2005, costò la vita a 17 persone. Non sono però mancate critiche a tagli e mancanze di risorse che penalizzano il sistema ferroviario
Bologna, 7 gennaio 2009- E’ dal giorno del debutto di Frecciarossa (il treno che collega Bologna e Milano in un’ora) che le polemiche sulla Tav e sui disagi arrecati alla circolazione ferroviaria non si fermano. E oggi, nel giorno del quarto anniversario della tragedia di Crevalcore, in provincia di Bologna, in cui il 7 gennaio 2005 uno scontro frontale tra due treni causo’ la morte di 17 persone, diventa l’occasione per rincarare la dose.
Il piu’ polemico e’ il vicepresidente della Provincia di Bologna, Giacomo Venturi, che al termine della cerimonia ha sparato a zero contro i “tagli, mancanza di risorse e continui rinvii” che penalizzano il sistema ferroviario locale a dispetto dei grandi investimenti nell’Alta velocita’. Ma dei problemi delle ferrovie locali parla anche il sindaco di Crevalcore Valeria Rimondi che, pur soddisfatta dei molti investimenti fatti per la sicurezza e non volendo dar spazio alle polemiche nel “giorno del ricordo”, non nasconde i disagi. “Dal giorno della tragedia- dice Rimondi- sul fronte sicurezza si e’ fatto molto, sono stati investiti miliardi, tanto e’ stato affrontato e migliorato. Certo, i problemi delle Ferrovie non possono dirsi risolti, e in tutto questo la nuova Tav non fa che complicarci la vita”.
Ma l’affondo piu’ forte arriva da Venturi. “La sproporzione evidente che vediamo tra l’attenzione dedicata all’Alta velocita’ e la marginalita’ che rischia continuamente il Servizio ferroviario metropolitano- che e’ oggi alle prese con tagli, mancanza di risorse e continui rinvii- ci dice che dobbiamo restare determinati e intensificare gli sforzi per riscrivere la lista delle priorita’ dei flussi di denaro pubblico in questa difficile fase”. A partire dalle “tratte corte”, dice Venturi, “molto piu’ numerose e frequentate di quelle dell’Alta velocita’”. Dunque, prosegue Venturi, “gli obiettivi principali da perseguire per rendere sostenibili e competitivi i sistemi territoriali locali, come quello dell’area bolognese”, sono “un’adeguata dotazione di mezzi e personale e un’organizzazione del servizio che metta al centro le esigenze dei viaggiatori sulle tratte corte”.
Il sindaco di Crevalcore, da parte sua, parla di “carenza di convogli, soppressioni e ritardi all’ordine del giorno”. Disagi a cui ora si aggiungono quelli causati dal passaggio della Tav per il nodo della stazione di Bologna. Nel suo discorso raccomanda “una grande attenzione anche alle opere minori, alle manutenzioni, agli investimenti meno appariscenti, un po’ meno d’immagine”, che riguardano “molta piu’ gente”, poi spiega: “Fino a che non sara’ completata la nuova stazione sotterranea- afferma Rimondi- per noi sara’ una penalizzazione forte”.
Proprio per correre ai ripari, spiega il sindaco di Crevalcore, “stiamo studiando con la Regione di trovare uno spazio della stazione in cui far passare i treni regionali, al fine di migliorare il servizio”. L’idea verra’ discussa al tavolo regionale sui trasporti. Questa mattina, spiega ancora Rimondi, si e’ svolta anche un’assemblea dei sindaci dei Comuni attraversati dalla linea Bologna-Verona, nel quale e’ emerso che “in Emilia-Romagna questa e’ la linea che conta il maggior numero di abbonamenti, mensili e annuali, dunque meriterebbe forse un servizio migliore e meno inefficienze”. Di investimenti ne sono stati fatti, a partire dalla sicurezza. “Ora tutta la linea e’ dotata del lettore ottico che ai tempi del disastro non c’era- dice Rimondi- e anche il raddoppio e’ quasi finito. L’ultimo pezzo che ancora manca, quello del Ponte sul Po’, sara’ terminato in primavera, lo ha assicurato Michele Mario Elia oggi”.
Elia, attuale amministratore delegato di Rfi, era presente questa mattina a Crevalcore in rappresentanza dei vertici nazionali di Trenitalia. Insieme a Mauro Moretti (ad di Trenitalia) e a Giancarlo Paganelli, Elia e’ imputato per la strage ferroviaria del 7 gennaio 2005. Con i tre alti dirigenti, devono rispondere di omicidio colposo, disastro ferroviario colposo e lesioni colpose anche sette dirigenti locali. Tutti hanno chiesto di essere giudicati in rito abbreviato e il processo (che dunque non arrivera’ in Tribunale e non sara’ pubblico) si sta svolgendo davanti al gup Andrea Scarpa. Le prossime udienze sono fissate al 27 gennaio e al 12 febbraio, giorno in cui probabilmente arrivera’ il verdetto.
A distanza di quattro anni, dalla rivista dei macchinisti “Ancora in marcia”, arriva l’ennesimo appello ad avere “giustizia”. Il disastro di Crevalcore, affermano i macchinisti, “fu la dimostrazione di come i tagli sulla sicurezza producano danni irreparabili”. Eppure, “e’ ancora in atto il tentativo di scaricare tutta la colpa esclusivamente sull’errore del macchinista”. Dal presidente del gruppo dell’Italia dei valori in Regione, Paolo Nanni, arriva pero’ l’esortazione a non strumentalizzare. “Le ferrovie italiane in fatto di sicurezza sono le prime in Europa e nel mondo” afferma in una nota.
A celebrare la Messa, nella chiesa di San Silvestro, e’ stato monsignor Benito Cocchi, arcivescovo di Modena. Una celebrazione “molto attenta, puntuale” dice Rimondi, che parla di “grande partecipazione” e spiega come “questa vicenda e’ sempre molto sentita da parte delle famiglie, delle istituzioni e di tutte le categorie”. Oltre al vice presidente della Provincia, stamattina erano presenti l’assessore regionale ai Trasporti, Alfredo Peri, e quello alla Sicurezza del Comune di Bologna, Libero Mancuso.
Una suggestiva immagine di Bologna ricoperta dalla coltre di neve. Disagi per gli automobilisti ma anche divetimento per i tanti bambini scesi a giocare sotto i fiocchi caduti abbondantemente sotto le Due Torri