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ARTEFIERA

Convalidato il sequestro del crocifisso dello scandalo

Ad operare il sequestro erano stati i carabinieri del reparto operativo che avevano ravvisato il reato di vilipendio di cose destinate al culto. Iscritti sul registro degli indagati l’autore e due galleristi

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Federico Solmi (fotoSchicchi) Bologna, 3 febbraio 2009 - Il gip di Bologna, Bruno Giangiacomo, ha convalidato il sequestro preventivo del crocefisso-scandalo esposto alla rassegna ‘Artefiera' di Bologna. Il manufatto nel quale era rappresentato un grosso fallo, è stato realizzato dall’artista Federico Solmi (nella foto) ed era stato esposto ad ‘Artefiera', in programma dal 23 al 26 gennaio scorso, dalla galleria napoletana ‘Not gallery’.
 

Ad operare il sequestro erano stati i carabinieri del reparto operativo che avevano ravvisato la violazione dell’art. 404 del Codice penale, ossia il vilipendio di cose destinate al culto. A quell’articolo i pm della Procura felsinea Luigi Persico e Silverio Piro, che avevano iscritto sul registro degli indagati l’autore e due galleristi, avevano aggiunto anche il 528, che punisce l’esposizione di oggetti osceni, e avevano inviato il fascicolo al gip chiedendo il sequestro. Il giudice alla fine ha accolto la richiesta della Procura in base all’art. 528 e non al 404.


Secondo il giudice
infatti il 404 si riferisce «ad oggetti di culto o ufficialmente consacrati o necessariamente destinati al culto. Questo non è oggetto consacrato e non è destinato al culto perchè non è identificabile come un vero crocefisso. Semmai è l’imitazione denigratoria di un oggetto di culto. L’opera sequestrata non potrà mai costituire un bene da venerare perchè non raffigura il Cristo e contiene elementi estranei al culto religioso.
Mentre chiunque potrebbe apprezzarne l’intento denigratorio di vilipendio religioso». 

 Per applicare l’art.404, secondo il gip, bisognerebbe richiamare l’art. 402 che la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo con sentenza del 2000. Da qui il rigetto in base all’art. 404 e la convalida in base al 528 perchè del manufatto «può senz’altro ritenersi il contenuto osceno perchè si mescola un organo genitale maschile con espressioni della simbologia cristiana realizzando un prodotto con chiari intenti dissacratori con un offesa al comune sentimento del pudore».
Il gip poi nella sua ordinanza aggiunge che «il problema della sussistenza dell’opera d’arte nel caso in specie non può essere affrontato adesso perchè non basta che un manufatto venga esposto ad ‘Artefierà o in una galleria per dire che si tratta di un’opera d’arte perchè se bastasse questo il giudice abdicherebbe a una valutazione che la legge gli rimette circa il contenuto artistico di un’opera».
Siccome, conclude il giudice, «si tratta di una valutazione delicata che si rimanda al prosieguo di questo procedimento, nella presente sede cautelare in cui bisogna valutare il fumus c’è un carattere osceno e provocatorio» e quindi il giudice accoglie la richiesta della Procura e ordina il sequestro preventivo con un’ordinanza che il pm Luigi Persico ha definito «provvedimento ineccepibile».










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