SI RIPETERANNO con intensità accresciuta dal tempo gli eventi commemorativi dell'opera di Marco Biagi in occasione del sesto anniversario della sua morte.
Tra questi ha assunto una rilevanza del tutto particolare la consegna, nello stesso 19 marzo, del premio promosso da il Resto del Carlino ed emblematicamente dedicato alle buone pratiche nelle attività di inclusione sociale.
Ad un anno di distanza dal precedente appuntamento non sono poche le novità da registrare.
La fondazione voluta dalla moglie Marina in quella stessa sera dell'omicidio è definitivamente una realtà consolidata in termini di capacità formativa, di ricerca e di relazioni internazionali secondo quell'approccio sostanzialista e comparato con le altrui esperienze che è stato il portato originale di Marco Biagi.
Dopo l'infelice generazione di giuslavoristi ideologizzati prodotti dal lungo '68 italiano, la scuola di Modena sta formando persone esperte nel diritto del lavoro e nelle relazioni industriali attente al concreto sviluppo delle risorse umane.
NELLO STESSO periodo si è peraltro consumato l'annunciato tentativo di controriforma con esiti che, nelle condizioni date, possiamo considerare soddisfacenti. Se nel corso della competizione elettorale l'intera coalizione di centro-sinistra si era espressa per una sostanziale abrogazione della legge Biagi, il negoziato tra Governo e parti sociali ha poi partorito fortunatamente solo poche e marginali modifiche.
E' doveroso ringraziare per questo risultato in particolare il segretario della Cisl Raffaele Bonanni che con determinazione ha difeso l'oggettivo interesse delle parti sociali alla compiuta attuazione della riforma.
PERALTRO, la parziale abrogazione del lavoro intermittente, la cancellazione della somministrazione a tempo indeterminato e l'irrigidimento del contratto a tempo parziale hanno già indotto non pochi problemi per la regolarizzazione degli spezzoni lavorativi nei servizi, la riqualificazione dei discutibili appalti a cooperative spurie, l'ampliamento dell'occupazione femminile grazie ad una più diffusa modulazione dell'orario.
Per fortuna la crisi di governo dovrebbe interrompere la volontà di far regredire la liberalizzazione del collocamento, la Borsa del Lavoro e la disciplina dell'apprendistato attraverso l'esercizio di deleghe "in bianco".
NEL REALIZZARE questo bilancio rimane tuttavia aperto un nodo essenziale. La presenza di un governo ancorato al vecchio formalismo ideologico e incapace di apprezzare fino in fondo l'opzione di Biagi per un sistema di tutele attive orientate alla concreta occupabilità delle persone, ha impedito che le istituzioni e le parti sociali si dedicassero alla piena espressione delle potenzialità della riforma spesso rimasta sulla carta.
Si tratta quindi di auspicare che un diverso clima politico-culturale possa consentire la ripresa del percorso riformatore attraverso il diffuso impiego di quegli strumenti, come la formazione o la certificazione volontaria, che Marco Biagi, con tutta la sua positiva fiducia nel prossimo, aveva voluto rimettere alla responsabilità dei soggetti più che al vincolo delle norme.
Di MAURIZIO SACCONI