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Premio Biagi 2008

GIULIANO CAZZOLA

"La legge Biagi ha vinto la sfida
contro i rapporti atipici fasulli"

Il nostro editorialista Giuliano Cazzola era legato al giuslavorista da una profonda amicizia e così lo ricorda: «Percorse l’Italia da profeta inascoltato»

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Giuliano Cazzola UN ANNO fa ci trovammo a ricordare Marco nella redazione del Resto del Carlino pensando di dover affrontare un periodo di dure polemiche in difesa non solo del complesso provvedimento che porta il nome di Biagi, ma anche della stessa memoria del nostro indimenticabile amico.

La lotta alla precarietà - la legge n.30/2003 veniva indicata come la principale causa di un fenomeno serio ma ingigantito a bella posta - era stata al centro, l’anno prima, della competizione e della propaganda elettorali.
Il programma dell’Unione – la coalizione vittoriosa – prometteva radicali modifiche sulla base di un’analisi impietosa e infondata degli effetti di quella legge. Alla prova dei fatti, le cose sono andate diversamente.
Non solo il protocollo del 23 luglio 2007 non ha snaturato la legge Biagi (eccezion fatta per alcune misure di luddismo legislativo in materia di lavoro a chiamata e di somministrazione), ma sui contenuti di quell’accordo si sono pronunciati favorevolmente milioni di lavoratori, prima che la legge attuativa divenisse il principale elemento di insanabile contrasto tra il Pd e la Cosa rossa (scesa addirittura in piazza lo scorso 20 ottobre).
Ma non basta; alcune circolari del ministero del Lavoro, seppur un po’ schematiche, hanno messo in evidenza che attraverso l’applicazione della legge tanto vituperata è possibile perseguire i rapporti atipici fasulli. Oltre che sul terreno dei tassi di occupazione e disoccupazione, anche sul piano delle norme la legge Biagi ha vinto, dunque, la sfida. Questi riconoscimenti postumi rendono ancor più tragico e ingiusto il destino di Marco Biagi. Il professore bolognese, negli ultimi mesi di vita, dovette fronteggiare una reazione tanto violenta quanto immotivata nei confronti del lavoro che aveva compiuto con la competenza e la diligenza di cui era capace.

Percorse – solo, indifeso, profeta inascoltato – l’Italia in lungo e in largo, incontrando l’ostilità degli amici, dei colleghi che erano cresciuti con lui. Oggi i resti del fronte ostile alla legge Biagi stanno «risalendo in disordine e senza speranza le valli che avevano discese con orgogliosa sicurezza». Noi che fummo amici di Marco possiamo solo continuare a coltivare il terreno rigoglioso del nuovo diritto del lavoro e a difendere la sua memoria contro quanti, ancora, non hanno deposto le armi del livore e della menzogna. E ricordare la preghiera di San Paolo: «ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede».

Giuliano Cazzola *Presidente del Comitato nazionale per la difesa e l’attuazione










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