NELLA SEDE di Unindustria Bologna c’è una targa con queste parole: «Speriamo che vinca soprattutto un’alleanza fra istituzioni e attori sociali che punti alla modernizzazione. Altrimenti sarebbe una sconfitta per tutti». Sono parole di Marco Biagi, con cui egli esortava a conciliare gli interessi della produzione e quelli dei lavoratori.
GUARDAVA AVANTI, Marco Biagi, e vedeva lontano. Aveva intuito da subito che il contesto di globalizzazione in cui operano le aziende stava cambiando e che, dunque, cambiavano anche le condizioni che ne determinavano la competitività. Il punto centrale è la flessibilità e in quel Libro Bianco, tuttora attualissimo, Marco Biagi chiariva come una maggior flessibilità nell’organizzazione del lavoro non contrasta affatto con l’esigenza di garantire la tutela dei lavoratori.
ERA fiducioso nel dialogo tra le componenti sociali. Un uomo che credeva, appunto, nella modernizzazione attraverso il confronto. Parlando agli imprenditori, pochi mesi prima della sua uccisione, aveva definito gli interventi che si stavano mettendo a punto in materia di legislazione del lavoro come «un preciso percorso di riformismo pragmatico».
Oggi sentiamo tanti parlare di riforme, ma Marco Biagi la sua l’aveva delineata davvero.
Luca di Montezemolo su queste stesse pagine del Carlino ha evidenziato, dati alla mano, come la flessibilità regolata non solo non abbia creato precarietà ma, viceversa, abbia innescato la nascita di nuova occupazione, soprattutto giovanile e femminile, e favorito l’utilizzo prevalente del lavoro dipendente.
E’ IN QUELLA “regolata” la chiave di volta con cui governare il mercato del lavoro anche negli anni che verranno.
Del resto, solo nell’immaginazione di chi non conosce le dinamiche del sistema produttivo e dell’economia, “flessibilità” può significare che le imprese vogliano abolire qualunque regola nel rapporto con i propri collaboratori. Proprio le professionalità dei nostri collaboratori sono una delle risorse più preziose di qualunque azienda e costituiscono una parte cospicua del suo know how e del suo valore aggiunto.
Cito ancora Luca di Montezemolo, e sono certo che tutti gli imprenditori bolognesi sono concordi: non vogliamo né lavoratori precari né imprese precarie. Il successo delle imprese è la migliore garanzia dell’occupazione e del reddito dei lavoratori, e la flessibilità è un percorso obbligato nella sfida della concorrenza globale e dell’innovazione.
Gaetano Maccaferri * Presidente di Unindustria