Il 'Premio Marco Biagi' ha ricevuto il riconoscimento anche dal Senato. Inoltre proseguono gli attestati di solidarietà al giuslavorista: è la volta dell'assessore provinciale Paolo Rebaudengo
SI AVVICINA l’anniversario dell’efferato delitto delle Brigate Rosse: bene fa il Carlino a tenere vivo il ricordo della figura di Marco Biagi.
Come assessore al lavoro mi è caro ricordarlo: non sono poche le politiche che oggi realizziamo che sono state da lui sostenute, con studi e proposte. Egli è stato tra i primi in Italia a cercare nelle norme sul lavoro degli altri Paesi spunti utili alla modernizzazione del nostro diritto del lavoro.
Marco decise poi di mettersi in gioco in prima persona per il cambiamento, a livello europeo, come consulente della Commissione Europea; a livello locale, nella Commissione regionale per l'impiego; a livello nazionale, come consigliere del Ministro del lavoro Tiziano Treu, del Presidente del Consiglio Romano Prodi, dei Ministri del lavoro Bassolino e Maroni.
Voleva facilitare i giovani a entrare nel mercato del lavoro; i disoccupati a trovare un altro lavoro; gli ultracinquantenni a restare più a lungo nel mercato del lavoro. Occorreva accogliere il principio, diffuso nel Nord Europa, di passare dalle sole ‘politiche passive del lavoro’ (indennità di disoccupazione e cassa integrazione) alle ‘politiche attive pubbliche del lavoro’ (formazione continua, riqualificazione, orientamento, supporto all’inserimento al lavoro). E il principio che gli ammortizzatori sociali debbano essere condizionati alla partecipazione ai programmi di formazione e alla accettazione delle proposte di lavoro.
Biagi fu uno degli autori del Libro bianco sul mercato del lavoro, cui si ispirò (parzialmente, e di ciò sono certo che si sarebbe dispiaciuto) la legge che oggi porta il suo nome.
Ai critici rispose serenamente: «Qui si parla di mercato del lavoro, di servizi per l’impiego, di orario di lavoro, di part-time, di tante altre cose. Non posso essere d’accordo che l’intervento sia nella logica di abbassare tutele e demolire diritti; assolutamente no… La questione è come si tutelano le persone…. La mia etica mi impone di occuparmi di tutti, non solo di quelli che sono tutelati».
Sarebbe piaciuta a Marco Biagi la lettera aperta dell’Inps, pubblicata in questi giorni dai quotidiani, che invita a togliere i lavoratori domestici dalla precarietà (contributi non versati, contratti inesistenti e diritti violati), ricordando che anch’essi producono qualcosa: la serenità delle famiglie per cui lavorano e che metterli in regola è anche un modo per contribuire a una società migliore.
Credo gli sarebbe piaciuta anche l’ultima, recente, circolare del ministro Cesare Damiano che, sulla base della ‘legge Biagi’, invita gli ispettori del lavoro a ‘presumere’ che muratori e commessi non possono essere co.co.co ma lavoratori dipendenti.
Paolo Rebaudengo