«HO CAPITO subito la forza del pensiero di Biagi e devo dire che a volte la storia fa giustizia anche a breve». Così il presidente del Senato, Franco Marini, ieri durante il suo intervento al convegno in ricordo di Marco Biagi a Palazzo Giustiniani a Roma. Nel ricordare la figura del giuslavorista, ucciso sotto casa in via Valdonica il 19 marzo 2002 dalle Br, Marini ne parla in questi termini: «Una persona che ha dato un importante contributo professionale, culturale e civile, e che proprio per questo suo contributo, fu tragicamente uccisa da mano terrorista».
MARINI sottolinea che «l'allargarsi del lavoro precario fu legato in maniera errata a Biagi, lui — sottolinea — era legato a un respiro europeo e si preoccupava delle forme di tutela». Poi aggiunge: «Dobbiamo recuperare quel senso di moderazione che il professor Biagi sempre lasciava trasparire nei suoi scritti e nelle sue valutazioni, l'equilibrio e la moderazione dei veri riformisti che conoscono la fatica del cambiamento e che accettano che questo maturi gradualmente». Il presidente del Senato (che ha concesso il patrocinio al Premio promosso dal Carlino) sottolinea «la visione non ideologica, ma fortemente pragmatica» di Marco Biagi che, dice, «rispettava il ruolo e la funzione di ciascuna delle parti del dialogo sociale e della concertazione». Marini riflette: «Nel suo pensiero e nella sua preoccupazione tutte le diverse esigenze dovevano avere cittadinanza, nell’impegno responsabile a cooperare per individuare e attuare soluzioni, anche graduali di riforma».
Chiosa l’allievo di Biagi, il professor Marco Tiraboschi: «Oggi, se fosse con noi, Marco Biagi sarebbe deluso da questo dibattito e da quello che c'è nel Paese. I temi di oggi sono gli stessi di allora, gli stessi errori di ieri si fanno oggi. Purtroppo i soggetti che hanno capito la forza dirompente e innovativa del suo pensiero sono stati i brigatisti».
di Franco Marini