Una scrittura d'autore originale, quella del coreografo Fabrizio Monteverde, non soggiogata dai temibili riferimenti 'storici', ma autonoma e capace di scavare, nei sentimenti dei personaggi. Di scena sabato 15 novembre
Cesena, 14 novembre 2008 - Al Teatro Bonci sabato 15 novembre alle 21 è di scena il Balletto di Roma. Una perfetta miscela di tradizione e innovazione caratterizza il percorso intrapreso dalla compagnia che, nella sua storia più recente, si affida a creazioni originali firmate da coreografi italiani contemporanei. Diretto da Walter Zappolini, il Giulietta e Romeo vede la coreografia di Fabrizio Monteverde, artista di talento dal segno coreografico incisivo e originale, su musica di Sergej Prokof’ev, e le scene di Carlo Cerri. Uno dei maggiori successi della compagnia, un vero record di pubblico. Giulieeta e Romeo sono Hector Budlla e Noemi Arcangeli.
Il Balletto di Roma, che nelle ultime stagioni ha confermato la sua posizione di assoluto prestigio nel panorama della danza italiana, nasce nel 1960 grazie al sodalizio artistico di due protagonisti della danza italiana, la prima ballerina Franca Bartolomei e l’étoile Walter Zappolini e ha una storia di oltre 150 messe in scena, in Italia e all’estero, con le firme di coreografi di levatura internazionale e ballerini étoiles. A partire dalla stagione 2001 la compagnia si arricchisce dell’esperienza del prestigioso Balletto di Toscana di Cristina Bozzolini.
Nell'Italia del secondo dopoguerra, disperatamente assetata di passioni ritempranti dagli orrori del passato (ma è ancora un'Italietta piccola e provinciale, che impianta le liturgie sociali di una nuova classe borghese nella terra grassa e ruvida di un'atavica cultura contadina), lei, Giulietta, diventa il simbolo di un irresistibile desiderio di sfuggire alle regole di quel mondo e agli obblighi imposti da una condizione femminile che è ambigua nella sua imposta sudditanza, anche se proprio di questa irrefrenabile voglia di emancipazione sarà vittima. Romeo, invece, è un giovane timido, introverso, solitario, totalmente aperto al desiderio e alla curiosità dell'amore, vittima consapevole della volitiva irruenza della sua leggendaria compagna.
Così lontani eppure così vicini agli archetipi shakespeariani, cristallizzati soprattutto dalla tradizione ballettistica della partitura di Prokofiev, i due amanti immaginati dal coreografo Fabrizio Monteverde per la sua prima produzione 'a serata', (creata nel 1989 per l'allora giovane Balletto di Toscana), segnano un momento importante per il teatro di danza italiano.
Per la prima volta con questa produzione si afferma - nell'ardua sfida della composizione di un balletto completo - una scrittura d'autore di danza originale, non soggiogata dai temibili riferimenti 'storici', ma autonoma e sicura, capace di scavare, con ispirazione 'rabbiosa', nei sentimenti e nei caratteri dei personaggi gli aspetti più consoni all'umore e all'immaginario del coreografo: emergono così echi cinematografici (il riferimento nell'ambientazione e nei costumi al cinema neorealista di Rossellini e Visconti), riferimenti letterari (Brancati), citazioni di usanze e costumi nostrani (così che il Ballo diventa una 'vasca' da struscio cittadino, e Giulietta morta indossa il virginale abito da sposa dei funerali meridionali).
La libertà compositiva è tale da innalzare a figure importanti e portanti del dramma due personaggi sinteticamente trattati da Shakespeare, ma che nella nostra cultura sono fondamentali: le madri dei due protagonisti. Le quali assumono nel balletto una dimensione tragica assoluta e diventano i veri motori immobili della vicenda con la loro presenza ossessiva e opprimente, con i loro odi tessuti in silenzio: una nella sua superficialità di donna-oggetto sottomessa e sciocca, l'altra, inchiodata istericamente ad una sedia a rotelle, beghina, soffocante, terribile dea ex machina della vicenda, con la fatale istigazione alla vendetta per la morte di Mercuzio. Personificazioni forti, che si traducono in una coreografia nervosa, scattante, senza fronzoli, ma nella quale le forze espressive della formazione modern del coreografo si fondono in un legato continuo agli spunti e alle linee della danza neoaccademica.
Biglietti da €.23 a €. 15
Informazioni presso la biglietteria tel. 0547/355959