Il Comune ha deposto le armi per combattere le polveri sottili prodotte dagli impianti di riscaldamento di vecchio tipo. Non verrà stanziato il plafond per finanziare la conversione a metano, causa lo scarso successo ottenuto
Cesena, 12 gennaio 2009 - Mentre il rito del blocco al traffico al giovedì, secondo molti farsesco, debutterà questa settimana dopo la falsa partenza dell’8 gennaio, il Comune ha deposto le armi per combattere la battaglia contro le polveri sottili su uno dei terreni più insidiosi: quello dell’inquinamento atmosferico prodotto dagli impianti di riscaldamento di vecchio tipo, che hanno la loro fetta di responsabilità. Per il secondo anno consecutivo l’Amministrazione ha deciso di non prevedere il plafond di centomila euro per gli incentivi finalizzati alla sostituzione degli impianti di riscaldamento centralizzati a gasolio con impianti alimentati a metano. La ragione? Lo scarso successo.
"Nel 2007 — informano in Municipio — le domande di contributo, pari al 30% della somma sostenuta, sono state solo due e una larga fetta dello stanziamento è stato inutilizzato. Si tratta di appena due condomìni nella zona del Ponte Nuovo. Visto l’interesse veramente esiguo, il Comune ha chiuso il plafond nel 2008 e anche nel 2009 non è stato riproposto". Un’alternativa avrebbe potuto essere rilanciare la campagna pubblicitaria rendendola più incisiva. A Cesena i condomini e le unità condominiali con vecchi impianti, stando a quello che afferma il Comune, non sono molti, ma tenuto conto dei colossi e delle unità immobiliari minori, ammontano comunque a un numero certo non trascurabile, come confermano anche impiantisti e manutentori, secondo i quali esisterebbe ancora un interessante mercato per la trasformazione di impianti obsoleti e inquinanti.
I contributi erano destinati prioritariamente alla sostituzione degli impianti di riscaldamento centralizzato alimentati a gasolio (o olio combustibile) di potenza uguale o superiore a 116 kw, con un impianto centralizzato funzionante a gas metano. Ma non erano esclusi gli edifici riscaldati da impianti con potenza inferiore, per i quali si sarebbe proceduto all’assegnazione dell’incentivo nel caso di fondi residui. Dal punto di vista economico l’incentivo poteva coprire al massimo il 30 per cento della spesa ammessa a contributo, che in ogni caso non poteva superare l’importo di 200 euro per ogni kw installato di potenza focolare. La spesa ammessa comprendeva anche le opere edili connesse all’installazione degli impianti. Insomma: incentivi allettanti, ma non presi in considerazione e non più riproposti. Oggi siamo al punto di partenza e non è presente in Comune un censimento degli edifici con impianti di riscaldamento a gas da riconvertire.