Dall'Old Trafford al Giglio: il difensore a tutto campo. "Che duelli di forza con Luca: per me, meglio lui dei piccoli alla Montella". A Ferrara: "Mi sono ambientato presto e qui sto bene. Con Lorenzi la coppia è ben assortita"
Ferrara, 3 ottobre 2008 - Marco Zamboni ha fatto in fretta. Si temevano anni luce di ricerca della condizione atletica, dopo un anno senza partite a La Spezia. Invece il difensore è andato in forma subito a dispetto della lunga inattività e di un fisico robusto che non facilita.
«Sì — ammette lui —. Penso che sia merito di due fattori. Sul piano umano, mi sono ambientato molto velocemente grazie ai compagni, tutti bravissimi ragazzi. Poi l’estate scorsa non mi sono mai fermato, correndo dai 60 ai 90 minuti al giorno tutti i giorni. Così non ero in condizioni bassissime, mi mancava solo il ritmo della partita».
Quale è stata la più faticosa?
«Senz’altro l’ultima con la Samb. Era la terza in otto giorni e la stanchezza si è fatta sentire. Prima era stata una crescita continua, ogni volta meglio della precedente».
E l’impatto con la C1? E’ la sua prima volta, no?
«Sì. Direi che è stato buono. E non era facile per uno che scende di categoria: spesso pensi che sarà più facile sotto e invece non è così».
Che calcio si gioca in Prima?
«Non c’e grossa differenza con la B. Ci sono parecchie squadre che giocano e tengono bene il campo. A me piace molto la nostra, società e squadra. Sto bene qui».
Con Lorenzi la coppia funziona...
«Siamo una coppia bene assortita. Io ho certe qualità, lui altre, e ci completiamo bene».
Lei più fisico, lui più riflessivo?
«Più o meno sì».
Nelle ultime due non avete incassato gol...
«Ma anche nelle prime tre i nostri avversari avevano pescato tre jolly su punizione, E Corrent un altro gol così di qui alla fine faticherà a trovarlo. L’unico vero gol al passivo su azione è quello di Ravenna».
Questi campionati si vincono con una difesa forte, lo sa vero?
«Meno gol si prendono e piu risultati si fanno. Mi pare che non abbiamo mai corso rischi enormi e anche di testa siamo forti là dietro. Forse la Samb è la squadra a cui abbiamo concesso di più, ma per via della stanchezza. A Ravenna e Cremonese lasciammo proprio poco».
E’ stata quella anche la causa di un paio di sue leggerezze?
«Sì. Quando le gambe non rispondono ne risenti anche nella lucidità dei disimpegni. Non capiteranno più. Mentre li facevo capire di sbagliare, ma la lucidità mancava».
A proposito di punizioni: neanche Zamboni scherza...
«Sì, ma io non ho l’ansia del gol. Con la Samb se la sentivano Rivaldo e Savi e hanno tirato loro, quando verrà il momento ci proverò io»
Lei calcia forte, alla Franco Fabbri. E come si dice, dritto per dritto...
«La cannonata per me rimane la cosa più efficace dalla lunetta».
E nella città come si è ambientato?
«Benone. La città mi piace, è tranquilla, fuori dal calcio sto con i compagni. Ho famiglia, moglie e due bimbe, ma ho preferito lasciarle a Verona. La grande ha iniziato la quarta elementare, la piccola la prima. Non era il caso di spostarle e Verona è vicina».
Al Giglio ha mai giocato?
«Sì, con la Juve, in Coppa Italia. Ricordo un bello stadio. Vincemmo. D’altronde, era la Juventus di Del Piero, Zidane, Inzaghi, Tacchinardi e l’allenatore era Marcello Lippi».
Per un giovane deve essere stato il massimo...
«Sì, ma io ero troppo giovane. Avevo 18 anni e non mi rendevo neanche conto di cosa fosse arrivare in una grande squadra. Così non seppi vivere l’esperienza come avrei fatto ora, o anche due o tre anni fa. Potevo fare qualcosa di più. Ebbi anche l’occasione per gli infortuni di alcuni difensori e potevo giocare di più».
Rimpianti?
«Non debbo rimpiangere niente, quel che ho fatto l’ho fatto d’accordo con me stesso e con i collaboratori. Ormai è andata. fu 11 anni fa, Mi restano ricordi unici, come la panchina a Manchester in Champions League, L’Old Trafford è incredibile, fa impressione. Vedi cose che in Italia ti sogni. La panchina è letteralmente scavata dentro la tribuna, senza reti di divisione. Avevo i tifosi a un centimetro... Che emozione».
Ha giocato in Champions?
«No, solo qualche panchina».
Il suo grande avversario in serie A?
«Quello da... botte. sempre in senso buono, è il mio amico Luca Toni. Abbiamo lo stesso procuratore, Tinti. Lui non ha gran tecnica ma la forza sì, e quando lo marchi cerca il contatto per poi girarsi. Con lui giocai tante belle battaglie, un po’ le davamo e un po’ le prendevamo. Era un duello molto fisico».
E il più difficile da marcare?
«Inzaghi, ma Pippo giocava con me. Degli avversari ero più a mio agio con quelli grandi e grossi e magari potevo soffrire di più quelli rapidi come Montella o Di Vaio che è velocissimo. Così preferivo Toni e quelli come lui. Ma attenzione, quando sto bene anche io sono molto veloce».
Quindi con Dall’Acqua?
«Ha la mia stazza. come Polo Gerbino del Ravenna e Graziani della Cremonese. Ce la giocheremo anche domenica, parola».
di MAURO MALAGUTI
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