La rabbia: "Ho fatto il barista al Korova milk bar e al Brindisi. Zittendo gli street bar e i locali si annullano pure le proposte culturali"
Ferrara, 25 novembre 2008 - La scrittura, è l’istintivo paragone, è davvero simile: cubista, sottile, cruda. "In un mondo di luci, sentirsi nessuno", pennellava Luigi Tenco. Quarantuno anni dopo quelle luci ritornano con Vasco Brondi. Che canta come ‘Luci della centrale elettrica’ ed è fresco di vittoria del premio dedicato — toh — proprio a Tenco per l’opera prima. Vasco, 24 anni, è ‘figlio’ di una musica parlata, sussurrata. Silenzi che diventano squarci e urla: denuncia e impressionismo, basta infilare le cuffie e ascoltare ‘Canzoni da spiaggia deturpata’ a massimo volume per capire l’antifona. Tanto che il disco, nato in una cameretta di Ferrara, sviscerato mentre Vasco si muoveva nei locali di mezz’Italia e lavorava in quelli di Ferrara, è il fenomeno del momento. Domenica alle 14.30 al Mei, il Meeting delle etichette indipendenti di Faenza (il più importante festival di musica non commerciale italiano), ‘Le Luci’ riceveranno tre premi: quello di ‘Fuori dal Mucchio’ per l’album d’esordio, quello del Pimi come rivelazione dell’anno e quello per l’opera prima di ‘Musica e dischi’.
Vasco, quanto ha influito Ferrara sulle sue ‘Canzoni da spiaggia deturpata’?
"Sicuramente l’ispirazione l’ho capita di più a posteriori. Mentre scrivevo le canzoni mi sembrava di parlare anche di temi più universali. Ma molte delle persone che l’hanno ascoltato, hanno trovato dentro una descrizione di Ferrara, anche se io scrivendo parlavo di meccanismi della provincia che sono simili un po’ in tutt’Italia. Alcune cose si ripresentano un po’ ovunque. Ma forse, dico ora, scrivendo ho razionalizzato quello che pensavo della nostra realtà".
Al nome ‘Ferrara’ quali sono le prime parole che le vengono in mente?
"Il cielo bianco, che rimarrà per sei mesi, prima di schiarirsi. E poi il silenzio".
Come il silenzio?
"Ultimamente sono stato a Milano e a Bologna. E là non c’era alcun tipo di silenzio. Qua invece la situazione è ribaltata: in via Ripagrande, nelle notti d’inverno, si sente il rumore del treno che passa. E questo silenzio spiega l’atmosfera della città, e anche come viene gestita".
Cosa vuol dire?
"Che Ferrara è una città dove si vuole fare vincere il silenzio e spegnere la musica".
Si riferisce al caso street bar?
"Esatto. Io ci ho anche lavorato: prima al Brindisi e poi al Korova Milk Bar. Ho smesso a settembre di un anno fa. Le scelte del Comune per me sono state controproducenti. Queste misure molto restrittive verso i bar si ripercuotono anche sulla cultura".
Sarebbe a dire?
"Che adesso un locale che vuole fare musica praticamente non può più. Io ho iniziato andando via da Ferrara. La possibilità di fare una carriera nella musica me la sono cercata, non l’ho trovata a casa".
Però ci sono grandi eventi come ‘Ferrara sotto le stelle’, le serate della lirica, l’arte.
"‘Ferrara sotto le stelle’ è un po’ una cattedrale nel deserto: ma per fortuna che c’è, eh (Brondi ci ha anche suonato, ndr). Ma ormai a Ferrara i concerti di musica live (soprattutto indipendente, ndr) non ci sono quasi più. Resiste quasi solo lo Zuni: ma si può suonare in pratica solo la domenica pomeriggio? Vogliamo l’annullamento delle proposte culturali?".
Quali sono le prospettive?
"Si va verso lo spegnimento totale della città. Non si ascoltano i giovani e gli studenti che vengono da fuori, ma è sbagliato".
La ‘spiaggia deturpata’ del suo disco è quella di Ferrara? E’ il nostro mare?
"Anche: quello che scrivo passa attraverso quello che ho vissuto. E faccio riferimento, ad esempio, alla superstrada dove muoiono i nostri amici e dove normalmente giri. Dai fasti degli Estensi è iniziata una caduta libera infinita che arriva fino ai giorni d’oggi. E i locali che cercano di fare qualche tipo di attività poi vengono ostacolati".
Qualcosa di bello che segnalerebbe di Ferrara?
"L’architettura".
Il suo disco intanto vola e raccoglie decine di premi.
"Dietro c’è un lavoro di diversi anni, mi hanno aiutato molto Moltheni e Giorgio Canali. E da poco ho saputo che farò l’apertura dei concerti degli Afterhours, un gruppo che mi ha sicuramente influenzato molto".
E adesso?
"Sto scrivendo dei nuovi brani. E la prima settimana di dicembre, al Korova, presenterò il mio libretto".
E intanto i premi.
"Fanno piacere, ma il vero piacere lo dà il pubblico, è la verità. Anche se la targa Tenco sicuramente ha cambiato molte cose".
di Valerio Baroncini
La giovane Martina Fortini, 13 anni, di Ferrara, ha vinto al Mater Pony d’Italia 2008, tenutosi nella provincia di Bologna, in sella al suo pony Soulburyottersisle