Italia News
 TV   FOTO E VIDEO BLOG SERVIZI LAVORO ANNUNCI CASA
LUCILLA GALANTI

E il disagio diventa meraviglia

SEMBRA quasi impossibile che una ventenne, com’è Lucilla Galanti, possieda tali e tante capacità intellettuali e di conoscenza di un mondo così vasto e variopinto dove ben pochi r...
Dimensione testo Testo molto piccolo Testo piccolo Testo normale Testo grande Testo molto grande
2008-05-05
SEMBRA quasi impossibile che una ventenne, com’è Lucilla Galanti, possieda tali e tante capacità intellettuali e di conoscenza di un mondo così vasto e variopinto dove ben pochi restano affezionati ad un antico ideale di saggezza. Eppure l’autrice di ‘Altrove da me’ (edizioni ‘I sognatori’) riesce a raccontarsi, ed a raccontarci, sia i propri impulsi sia il proprio corpo e, di riflesso, la propria anima. Cosa significhi, per la scrittrice, dilungarsi sul suo presunto male oscuro ce lo rivela lei stessa e cioè il crearsi un angolo di mondo su misura, nell’assoluta certezza che sia l’unico modo di farlo. «Galleggio nel mio nulla — confessa — costruito su misura e mi sento perfettamente a mio agio».

‘ALTROVE DA ME’ è un libro senza trama. «Chi desidera inoltrarsi nella sua lettura — precisa in un saggio critico Silvia Galanti — deve essere disposto a rinunciare a qualsiasi appiglio di tipo logico–razionale ed a lasciarsi sommergere dall’universo generato dalle fantasie allucinatorie della protagonista, che si fondono con vagheggiamenti fiabeschi che l’autrice ha voluto donarci».
Partendo dal diario in cui descrive la sua ‘malattia progressiva’, un malessere che ha chiamato disagio, la protagonista s’avventura nella descrizione degli avvenimenti in cui l’ossessione è di casa ed un feroce umorismo intacca e demolisce numerosi tabù del nostro tempo. Tuttavia non bisogna credere che le cose narrate da Lucilla s’appoggino soltanto sulla spietatezza di certa ironia.
Alla base delle sue elucubrazioni, oltre che una profonda conoscenza della natura umana, vi è un’impostazione scientifica; e poi vi si intravvedono gli scopi per cui ha costruito il romanzo: il voler ripulire un ambiente in cui il disagio, la imperante malattia del nostro tempo può persino diventare una meraviglia. E per meraviglia, da romantica qual è, l’autrice ha scelto un qualcosa di molto semplice: «una piazza innevata dove tutto è immobile e dove il tempo sembra essersi fermato».
Luciano Foglietta









Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro