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LA SPEDIZIONE

L'impresa degli speleologi forlivesi
In grotta per 50 ore

Sono Matteo Turci, Fabrizio Bandini, Massimiliano Mambelli dello Speleo Club Forlì che hanno partecipato a una spedizione impegnativa all’interno della 'Spluga della Preta', un abisso nei monti Lessini

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Speleologi forlivesi Forlì, 3 settembre 2008 - Una bella impresa ha visto come protagonisti tre speleologi forlivesi, Matteo Turci, Fabrizio Bandini, Massimiliano Mambelli dello Speleo Club Forlì, che, insieme al collega Fabrizio Spazzoli del G.S.A di Ravenna, hanno partecipato a una spedizione all’interno della “Spluga della Preta”, un abisso, il cui ingresso si trova a circa 1500 metri di quota sui monti Lessini, nel Veronese.

 

La grotta è famosissima nell’ambiente speleologo, in quanto, per accedervi, è necessario scendere in un grandioso 'pozzo' a cielo aperto profondo 131 metri: la severità dei suoi stretti e freddi meandri, che improvvisamente si perdono in baratri oscuri che paiono infiniti, fanno della Spluga della Preta uno degli ambienti in grotta più affascinanti e nello stesso tempo più impegnativi nel panorama della cavità nazionali, tanto che negli ultimi 80 anni questa discesa è stata compiuta da centinaia di esploratori, senza tuttavia riuscire a svelarne alcuni dei misteri.

 

Il gruppo di speleologi forlivesi ha raggiunto il campo base posto a circa 700 metri di profondità e da qui è partito per la sala Nera, vecchio fondo della grotta a meno 800, con lo scopo di recuperare corde e materiali lasciati da spedizioni precedenti, preziosi per proseguire l’esplorazione di un ramo laterale scoperto da poco nei pressi dello stesso campo. Prima di poter affrontare questa impresa sono stati necessari allenamenti specifici di circa due mesi e, nonostante la perfetta forma fisica al momento della discesa nella 'Spluga', le difficoltà non sono state poche: “Non è stata per nulla facile – afferma Matteo Turci - la permanenza per tante ore a una tale distanza dall’ingresso, con una temperatura attorno ai 4 gradi, l’umidità al 100%, praticamente senza dormire e assimilando pochissimo cibo”. La spedizione si è comunque conclusa positivamente con l’ottenimento degli obiettivi prefissati ed il recupero del materiale posto nel fondo della grotta: dopo una progressione continua e faticosa di ben 12 ore di risalita il gruppo ha riconquistato la superficie.










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