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"Noi, parlamentari al vostro servizio", la parola agli eletti

Mario Cavallaro è stato eletto alla Camera per il Pd, mentre Salvatore Piscitelli e Mario Baldassarri sono stati eletti al Senato per il Pdl
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Macerata, 16 aprile 2008 - L'intervista a Mario Baldassarri, di Benedetta Iacomucci. Senatore Mario Baldassarri, soddisfatto del risultato? "Ovviamente sì, non solo per il trionfo a livello nazionale, ma anche per il risultato ottenuto nelle Marche, dove abbiamo eletto un senatore e un deputato in più e dove, se contiamo i voti, il centrodestra rappresenta la maggioranza".

 

La scomparsa di alcuni partiti ha completamente stravolto il panorama politico. Cosa succederà, ora, nelle giunte locali? "L’ovvia conseguenza, per le giunte di centrosinistra, è un terremoto politico, sempre che la colla del potere non tenga tutti insieme, ma in questo modo faranno la stessa fine di Prodi, che fino all’ultimo ha trascinato il governo al punto che quando è caduto, il tonfo è stato molto più rumoroso".

 

Quindi? "Quindi il dato è uno: le giunte di centrosinistra della regione, che guidano gli enti locali con l’apporto consistente della sinistra, devono considerarsi d’ora in poi minoritarie. Perché se la rottura della Sinistra Arcobaleno con il Pd è stata netta e forte, come hanno voluto far credere, come fanno ora a governare nelle stesse giunte? La spaccatura a sinistra è troppo profonda per fare finta di niente o turarsi il naso".

 

E nel centrodestra, con l’Udc? "Per noi è molto più facile. A destra il posizionamento dell’Udc non crea grandi problemi, perché comunque c’è contiguità sul piano dei valori. Ma cos’hanno, invece, in comune una capolista del Pd come Paola Merloni, con un presidente della Provincia di Ascoli come Massimo Rossi?".

 

Però qualche problema l’Udc ve l’ha dato..."L’unico appunto che posso fare è che l’Udc, con quel 6% di voti persi nelle Marche, ha regalato senatori al Pd non eleggendone nemmeno uno. Per questo, anche durante la campagna elettorale, avevo parlato di voto 'intelligente', non tanto di voto 'utile'. Poi c’è stato il caso della Destra, ma l’effetto Storace non ha pesato se non in maniera irrilevante".

 

Lei è l’unico maceratese (insieme a Piscitelli che però è di Porto Recanati) in Senato. La responsabilità nei confronti del territorio è doppia..."Al di là dei campanilismi, occorre proporre lo schema Marche. Più che altro, avendo fatto tanto nella passata legislatura, ora le aspettative saranno ancora più alte". Su cosa si impegnerà, per il sistema Marche? "Come ho detto durante la campagna elettorale i punti sono quattro. La Fano-Grosseto, in modo da ripetere la Quadrilatero al nord. La bretella Civitanova-Fermo-Ascoli-Teramo. Il traforo del Cornello, grande incompiuta della sinistra, attraverso l’inserimento nel piano Anas e lo stanziamento di soldi necessari, e l’ammodernamento della Settempedana. Sono progetti veri, non come i disegni sulla carta del presidente Silenzi".

 

Per esempio? "Per esempio la superstrada, per la quale non si capisce chi dovrebbe farla, pagarla..." Parliamo di eventuali incarichi di governo. Per lei si è parlato di Infrastrutture o Economia. Dove si vedrebbe? "Dovete chiederlo a Berlusconi. Personalmente mi vedrei bene a Washington, al Fondo monetario internazionale".

 

L'intervista a Mario Cavallaro, di Franco Veroli. Scaramantico fino all’ultimoe un po’ incredulo, Mario Cavallaro, coordinatore provinciale del Pd, è prudente. "Ufficilamente non ho ancora alcuna comunicazione", dice tra il serio e il faceto. Ma, subito dopo, si lascia andare: "Risulta anche dal sito del Ministero dell’Interno, dunque, sarà vero".

 

E, in effetti, è vero: Mario Cavallaro è stato eletto alla Camera dei Deputati. Quella che sembrava una missione impossibile, considerata la sesta posizione occupata nella lista e le caratteristiche della legge elettorale, si è invece tradotta in realtà. Si può dire che Cavallaro esce da Palazzo Madama per entare a Palazzo Montecitorio. Avvocato, sposato e padre di due figli, Cavallaro è stato eletto al Senato nel 2001; nel 2006 non è stato rieletto, ma gli è stato affidato l’incarico tecnico di direttore del gruppo dell’Ulivo al Senato (impegno che lascerà il prossimo 29 aprile, all’insediarsi delle nuove camere). Ora torna in Parlamento da deputato.

 

Se l’aspettava? "Sinceramente no, non me l’aspettavo. C’era una remota possibilità che io venissi eletto, ma tenuto conto dei meccanismi della vigente legge elettorale davvero non ci speravo. Le condizioni erano tutte molto aleatorie. Ciò, però, non mi ha impedito di partecipare ad una numero di iniziative elettorali, con l’obiettivo di far conseguire al Pd un importante risultato, di consolidarne le radici sul territorio, di comunicare il senso della profonda innovazione introdotta dalla nascita di un partito nuovo".

 

L’elezione cambia il giudizio sulla legge elettorale? "Assoltamente no. Credo che ci sia bisogno di una nuova legge elettorale, in particolare per restituire ai cittadini il diritto di scegliere le persone che andranno a sedere in Parlamento, un diritto oggi negato, visto che i candidati sono decisi centralmente, dalle segreterie dei partiti".

 

Qual è il suo stato d’animo? "Sono contento, ma anche preoccupato, perché mi sento sulle spalle un’enorme responsabilità nel rappresentare il nostro territorio. La direzione è duplice: da una parte ci sarà una buona opposizione, non preconcetta, ma ferma e determinata. Insieme agli altri parlamentari delle Marche dobbiamo rappresentare gli interessi della regione e della provincia".

 

A partire da quali? "Gli stessi che abbiamo assunto come impegno nel programma: completamento e sviluppo delle infrastrutture, non solo strade, ma anche Università, terziario e Beni Culturali, sostenendo queste e altre eccellenze della nostra regione. Una regione che ci ha premiato perchè abbiamo dimostrato di essere in sintonia con la nostra gente. Mi impegnerò anche sul fronte della Giustizia e delle Professioni, come avevo già iniziato a fare".

 

Lei è anche sindaco di Gagliole. Si dimetterà? "No. Non solo perché non c’è incompatibilità tra le due cariche, ma anche perché come primo cittadino sono ormai a fine mandato. Credo, inoltre, di poter svolgere comunque bene il mio mandato alla guida del Comune fino alle elezioni amministrative del prossimo anno".

 

L'intervista a Salavtore Piscitelli, di Alessandro Caporaletti. Il giorno dopo la gente in strada lo ferma per complimentarsi. Sorrisi, strette di mano, pacche sulle spalle. Il cellulare trilla in continuazione. Sono amici, militanti, colleghi. Il sindaco, convenevoli a parte, parla di "risultato di grande importanza per Porto Recanati e per la maggioranza di centrodestra, che ne esce rafforzata".

 

Ha scritto di 'forza e lustro alla coalizione' a Kronberg, la città tedesca nostra ‘gemella’. Salvatore Piscitelli senatore della Repubblica. Il primo della Porto Recanati d’età repubblicana, il terzo – dopo Giovanni Lucangeli e Volpino Volpini, eletti nelle file del Partito popolare e del Blocco nazionale-Liberali (era il 1921) – se si scorrono gli annali del parlamento monarchico.

 

Allora, senatore, se l’aspettava? "Sapevo che c’erano buone possibilità, ma francamente non immaginavo il tracollo della sinistra massimalista. Una sorpresa. Dopo vent’anni, anche in Italia è caduto il muro di Berlino. E’ stata la sconfitta di una politica anacronistica, lontana dalla società. E la vittoria di un progetto serio, vicino alla gente. Ora ci sono i presupposti per una legislatura di stabilità e buon governo. Tira vento di novità: cambieremo il Paese".

 

Naturalmente avrà una sfilza di ringraziamenti e qualche dedica…"Dedico questo risultato a mio padre. Vorrei che oggi fosse qui perché questa vittoria è anche sua. Ringrazio la mia squadra di collaboratori, gli amici di sempre e il senatore Marcello Dell’Utri, che ha creduto in me e nei Circoli del Buon Governo per creare una nuova classe dirigente giovane e qualificata".

 

Quali sono le sue priorità per le Marche e per la nostra provincia? "Sarò al servizio dei marchigiani e dei maceratesi. Mi impegnerò per lo sviluppo e la crescita della nostra regione, puntando al miglioramento delle infrastrutture". Qualche esempio? "Beh, penso al collegamento dell’entroterra con la costa, al completamento della Quadrilatero per rilanciare il tessuto di piccole e medie imprese che sono il nerbo della nostra economia. E porterò avanti anche una battaglia politica contro il malgoverno della giunta di centro-sinistra, per dare finalmente anche alla nostra regione una classe dirigente migliore".

 

E per Porto Recanati? "E’ la mia città. Qui ho gli affetti più cari e tanti amici. Vorrei lavorare per risolvere i problemi di sempre, in primis la difesa della costa, dare ulteriore slancio al turismo, difendere e rappresentare il territorio, i cittadini, le imprese".

 

Porterà a termine il suo mandato da assessore (turismo, cultura e finanze) in quest’ultimo scampolo di legislatura? "Devo rifletterci, ma credo di no. Di certo resterò in maggioranza, ma probabilmente solo come consigliere comunale. Però non chiedetemi di fare nomi per la successione…". A proposito, ha già trovato casa nella Capitale? "La verità? Non ci ho nemmeno pensato. Un passo per volta. Intanto aspettiamo la proclamazione degli eletti, poi si vedrà…".










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