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BLITZ A RECANATI

La polizia confisca i terreni del clan

Arrivata anche in provincia un'inchiesta sulla corruzione nel Napoletano. La polizia ha sequestrato diversi terreni a Recanati, proprietà di immobiliari che farebbero capo ad alcuni esponenti del clan dei Casalesi

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polizia Recanati, 25 luglio 2008 - I tentacoli del clan dei Casalesi hanno raggiunto la provincia. Ieri mattina infatti la polizia ha sequestrato numerosi terreni a Recanati, proprietà di società immobiliari facenti capo a personaggi della criminalità napoletana.

 

La magistratura di Napoli ha scoperto un giro di mazzette per evitare controlli contro gli abusi edilizi. A maggio, sono stati arrestati 23 appartenenti alla polizia municipale di Giugliano in Campania, tre funzionari dell’ufficio tecnico dello stesso Comune, undici imprenditori edili e due tecnici di loro fiducia. Gli imprenditori, secondo l’accusa, pagavano o promettevano pagamenti ai vigili urbani, perché non facessero controlli nei cantieri, omettessero di segnalare i lavori abusivi e passassero sopra all’eventuale rottura dei sigilli nei cantieri sequestrati, evitando sequestri e denunce.

 

Ma anche i funzionari avrebbero intascato le mazzette, in cambio di autorizzazioni a costruire illegittime o sanatorie contro la legge. La procura della Direzione distrettuale antimafia ha parlato in proposito di "un sistema endemico e generalizzato di corruzioni e collusioni tra impenditori edili e pubblici ufficiali". Polizia municipale e funzionari avrebbero avuto un vero e proprio tariffario: le somme confluivano nel cosiddetto 'calderone' e poi venivano ripartite tra i soci.

 

Motore di tutto erano gli imprenditori edili, del clan Mallardo, vicino ai Casalesi. Con i guadagni dell’abusivimo poi facevano investimenti anche nelle Marche e in Toscana. In provincia, avevano acquistato alcuni terreni. Ma visto che la legge consente di sequestrare i beni dei mafiosi e degli indagati per corruzione, la magistratura napoletana ha autorizzato un massiccio intervento sulle numerose proprietà degli indagati: il valore complessivo si aggira sui 500 milioni di euro tra terreni, villette, macchine, barche e quote societarie.

 

Tra questi anche l’intervento a Recanati. Gli agenti della Squadra mobile, su incarico dei colleghi campani, hanno formalizzato l’annotazione di sequestro nei registri immobiliari provinciali. Ora verranno effettuate le notifiche ai proprietari, quindi saranno nominati custodi e e amministratori delle proprietà, per una gestione controllata in attesa che il provvedimento venga confermato. Il fatto segnala ancora una volta un’inquietante avanzata della malavita organizzata verso la provincia, che si aggiunge alla sparatoria a Civitanova tra pugliesi e calabresi.

 

 









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