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UN GOLEADOR IN SACRESTIA

Da bomber dello Zambia a prete
"Un disastro aereo m’ha cambiato"

Don Oscar Mwoanza oggi vive a Cingoli. Da ragazzo è stato attaccante della rappresentativa Under 21 del suo Paese, in odore di convocazione anche per la Nazionale maggiore. La vocazione sbocciata da una tragedia calcistica

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Don Oscar Mwoanza Cingoli, 3 settembre 2008 - Prete-bomber, don Oscar Mwoanza, per eccellenti trascorsi calcistici rinverditi da centravanti della squadra dei sacerdoti della diocesi di Macerata. Don Oscar dall’altro ieri è il nuovo titolare della parrocchia di Strada, la più popolosa frazione del territorio di Cingoli. Africano dello Zambia, dov’è nato il 10 novembre 1972, da ragazzo ha potuto alternare lo studio al pallone: bravo sui libri, abile a infilare i portieri avversari. Eccolo, giovane goleador, attaccante della rappresentativa Under 21 dello Zambia e, referenziato da acclarate qualità di realizzatore, in odor di convocazione per la Nazionale maggiore. Poi, la vocazione sbocciata da una tragedia.

"Durante la fase di qualificazione per i mondiali del ’94 — ricorda don Oscar — i dirigenti della Nazionale che avrebbe dovuto disputare una partita sul campo del Senegal, decisero di aggregare in viaggio-premio due ragazzi non tesserati per motivi di età: uno ero io, avevo 17 anni, non ero in me dalla gioia. Invece proprio all’ultimo momento ci dissero che per una serie di motivi saremmo dovuti restare a casa. Lipperlì ci rimasi male, su quell’aereo sarei stato insieme a tanti amici: con tre di loro ero come un fratello. Ma quando si dice il destino …".

Cioè?
"L’aereo che trasportava la Nazionale fece scalo nel Gabon. Poi ripartì. Ma dopo appena mezzo minuto dal decollo, esplose per cause mai accertate. Tutti morti, un evento drammatico che ancora mi contrista".

E lei?
"Terminando gli studi nel college di tipo anglosassone che frequentavo, riflettendo su quella disgrazia cominciai a meditare sulla caducità di questa vita terrena, su certa sua tragicità. E dall’intimo raccoglimento scaturì una visione spirituale dell’esistenza. Mi sentii più sereno e come chiamato: capii che dovevo dedicarmi al sacerdozio. Terminata la scuola superiore, conseguita la maturità scientifica, decisi di entrare in seminario".

Al 'Redemptor mater' di Macerata: sacerdote il 10 maggio 2004, viceparroco a Cingoli, ad Appignano, a Recanati. Adesso, titolare a Strada, che ha la Victoria in seconda categoria. Servisse una punta…
"Dovrei dire: grazie, non posso giocare".

Perché?
"Per motivi di burocrazia calcistica. Quando ero a Recanati, mi allenavo spesso con la Recanatese e il tecnico fece la stessa proposta: t’ingaggiamo. Non facile: dovrei tornare in Zambia per lo svincolo dalla Federazione di cui sono stato un Under 21".

Quindi si diverte con la squadra dei sacerdoti.
"Ah, certo: ultimamente contro la parrocchia di Madonna del Monte abbiamo disputato due partite, vinte entrambe: una per 7-5 con tre gol miei, l’ultima per 5-4. In questa non ho segnato perché poi, nel pomeriggio sarei venuto per la prima volta a Strada. Forse l’emozione, l’attesa …".

Un gol che ricorda di più?
"Quello segnato a Montefano, con la squadra dei sacerdoti, alla formazione dei Carabinieri: 2-2, mia la rete del pareggio".

Centravanti di ruolo?
"Sì ma, occorrendo, pure centrocampista offensivo".

Allenatore il vescovo?
"No, lui gioca, e bene. Il tecnico è don Gianfranco Ercoletti".

In forma per i prossimi impegni agonistici?
"Be’, fisicamente mi sento un po’ appensantito: in tanti hanno voluto invitarmi per un saluto a tavola. Il Vescovo è stato categorico: devi perdere 5 chili. Mi metterò a dieta da lunedì. Si dice sempre così, no?".

Gianfilippo Centanni










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