In totale dovranno scontare 45 anni di carcere le due marocchine che, l'11 febbraio del 2006 a San Martino in Rio uccisero lo sfruttare che scialacquava i loro sudati guadagni in alcol e gioco. Sono state ritenute colpevoli dall'Assise
Modena, 19 febbraio 2008 - COLPEVOLI. Responsabili, per la corte d’assise, dell’omicidio dello sfruttatore che scialacquava i loro sudati guadagni in alcol e gioco, avvenuto l’11 febbraio 2006 a San Martino in Rio in provincia di Reggio Emilia. Omicidio premediatato, ma niente ergastolo per le due marocchine, all’epoca dei fatti residenti a Modena: l’imputata numero uno, Fathia Hamidate, si vede appioppare 24 anni e tre mesi, l’altra — latitante, ora nascosta in Marocco — 21 anni e tre mesi.
LA VITTIMA si chiamava Abdelmounaim Tamri, aveva 32 anni e abitava a Modena con una delle sue carnefici. Quella notte era ubriaco. Ad accompagnarlo in taxi da Modena — dove tutti abitavano — fino a San Martino in Rio furono Fathia Hamidate e Maria Bassira, entrambe di 37 anni. In un’isola ecologica alle porte del paese, in via Roma, Tamri venne strangolato e soffocato dalle due ragazze — ha stabilito la corte — dopodichè gli deturparono il volto con l’acido e una delle due, Fathia, defecò vicino al cadavere. E furono gli escrementi a incastrarla, grazie al Dna.
LA DINAMICA del delitto è stata illustrata nella requisitoria ieri in tribunale a Reggio Emilia dal pubblico ministero Maria Rita Pantani con un filmato. Il pm ha chiesto l’ergastolo — e niente attenuanti generiche — per entrambe le imputate: "Il movente è chiaro: hanno ucciso Tamri perchè le picchiava e le sfruttava, facendole prostituire.
DUE DONNE esasperate che hanno premeditato l’omicidio, portandolo a San Martino in Rio dove poi l’hanno cosparso d’acido cloridrico sul viso, per renderlo irriconoscibile, visto che la vittima, senza documenti, è stata lasciata fra i cassonetti. Le feci trovate a pochi centimetri dal morto sono un marchio inequivocabile: la Hamidate ha espresso così tutto il suo disprezzo per quell’uomo".
Fathia a suo tempo incolpò del delitto l’ex convivente modenese Gabriele Mollo e il marocchino Assan El Amraoui, risultati estranei, i quali sono "vittime di una donna che sa creare ‘teatrini’ e capri espiatori".
HANNO CHIESTO l’assoluzione "per non aver commesso il fatto" i difensori Romano Corsi per Fathia Hamidate, Federica Riccò per Maria Bassira. Tanti indizi, poche prove, ha affermato l’avvocato Riccò appellandosi alla perizia secondo cui le imputate non avevano la forza e l’altezza per strangolare il più atletico Tamri: "E’ impossibile che l’abbiano fatto inginocchiare, Tamri aveva una ginocchiera semirigida". Per l’avvocato Corsi non c’è prova che le due donne fossero andate a San Martino con l’acido: "E se non c’è questa prova, casca tutto".
Le suole di Tamri erano intonse: e allora "questo delitto fa venire in mente l’omicidio del Padrino: la vittima predestinata in auto, seduta davanti, una cordicella da dietro e così la si sopprime scaricandola tra i cassonetti con le scarpe pulite". Corsi, ipotizzando il delitto nel mondo della droga, ha sostenuto che non si sia sufficientemente indagato sulla figura di El Assan. "Il foulard in bocca alla vittima pare un messaggio criminale, per dire che parlava troppo".
LA CORTE d’Assise non ha dato l’ergastolo alle due imputate nonostante la premeditazione perché ha concesso le attenuanti generiche. La differenza di tre anni pare spiegarsi con la profanazione di cadavere attribuita alla sola Fathia. Esclusi, come movente, i futili motivi. Dura reazione dell’avvocato Corsi: "Una sconfitta della giustizia, considerato che questo è un processo indiziario".
Dal 16 febbraio al 24 marzo il fotografo racconta la città attraverso i volti dei personaggi famosi, originali e divertenti degli ultimi 40 anni, da Pavarotti a Enzo Ferrari al giornalaio Corona ai frequentatori delle 'osterie'