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ETICA E MAGISTRATURA

Bio testamento, accolti due nuovi ricorsi
La testimonianza: "Ora sono tranquilla"

La soddisfazione dell'associazione 'Libera uscita': il giudice Stanzani ha firmato altri due decreti di nomina di amministratore di sostegno. Maria Antonietta Benelli racconta: "Mi sono convinta pensando a mio padre"

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Manifestanti dell'associazione 'Libera uscita' a favore del testamento biologico Modena, 7 febbraio 2009. «SIAMO QUI per dirvi che il giudice Guido Stanzani ha firmato altri due decreti di nomina di amministratore di sostegno, per la signora Maria Antonietta Benelli e per il Maestro Daniele Scaglioni». E’ l’annuncio che Maria Laura Cattinari, presidente dell’associazione Libera Uscita per la legalizzazione del testamento biologico, ha fatto ieri nel corso di una conferenza stampa. Un annuncio importante, che arriva in un momento in cui il caso Eluana Englaro infiamma gli animi sulla bioetica (è di ieri, infatti, la decisione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di non firmare il decreto legge presentato dal governo Berlusconi per mantenere in vita la ragazza fino all’approvazione di una legge sul testamento biologico); e che dà nuove speranze a tanti modenesi.

DOPO CHE il giudice tutelare Guido Stanzani, infatti, ha emanato, a novembre, il primo decreto di nomina di amministratore di sostegno per una persona ancora in buona salute che un giorno non dovesse più essere in grado di esprimere la propria volontà in merito alle cure, l’associazione Libera Uscita ha deciso di dare pieno appoggio a tutti i cittadini intenzionati «a non condannarsi a uno stato vegetativo permanente». E in soli quattro giorni sono stati quasi trecento i modenesi che hanno dato la loro adesione, sottoscrivendo i moduli predisposti dall’associazione. «Abbiamo dovuto interrompere la raccolta firme — spiega la Cattinari — solo perché avendo pochi volontari rischiavamo di non riuscire a gestire le centinaia di domande pervenute».

L’ASSOCIAZIONE, dunque, si è fatta carico delle richieste di questi modenesi, preoccupati dallo spauracchio di un futuro sfortunato, ma soprattutto inevitabile, e ha cominciato a muoversi per vie legali. Ottenendo due importanti successi. In pochi giorni, infatti, la signora Benelli è riuscita a far riconoscere il marito suo amministratore di sostegno, e anche il pittore Daniele Scaglioni, una verà personalità nel mondo dell’arte, ha ottenuto il suo amministratore ‘di fiducia’, Maria Elinda Giusti del direttivo nazionale di Libera Uscita. «Certo non è stato facile arrivare in fondo — ha spiegato la presidente Cattinari —; dopo aver raccolto le firme, infatti, abbiamo preso contatto con il notariato provinciale, dal momento che il primo passo previsto dall’iter di nomina di un amministratore di sostegno è l’autentica notarile dell’atto privato. Quindi abbiamo contattato telefonicamente o via mail tutti i circa ottanta notai della provincia di Modena, per chiedere la loro disponibilità per la cifra simbolica di un euro. Solo tre di loro ci hanno detto sì. Naturalmente, non possiamo rendere pubblici i loro nomi, perché sarebbero sopraffatti dalle richieste, ma restiamo disponibili a fare da filtro». Le pratiche sono poi arrivate alla cancelleria del giudice tutelare; «ed è stato proprio lui a portare a termine questo percorso, fissando l’udienza ed emanando il decreto per la nomina dell’amministratore di sostegno».

UN GESTO le cui conseguenze sono facili da immaginare: già a novembre, infatti, a seguito del primo caso di questo genere, il mondo politico si era scagliato contro il giudice modenese, accusandolo di «aver aggirato il parlamento», e sostenendo si stesse perpetuando una «cultura della morte, piuttosto che della vita». In ogni caso l’associazione è determinata ad andare avanti, e ci sono già altre due coppie in attesa del decreto. Fra queste anche la stessa presidente dell’associazione Maria Laura Cattinari, insieme al marito medico, il dottor Léon Bertrand. 

 

L’INTERVISTA MARIA ANTONIETTA BENELLI

«Così qualcuno deciderà per me. Mi sono convinta pensando a mio padre»


E’ fra le prime a Modena (e in Italia) che si è vista riconoscere il diritto a un amministratore di sostegno nell’infausta eventualità dovesse trovarsi incapace di intendere e di volere. Maria Antonietta Benelli è un’altra ‘figlia’ della sentenza senza precedenti del giudice modenese Guido Stanzani. Per lei si tratta di una vera e propria conquista.

Signora Benelli, che cosa l’ha spinta a lottare per ottenere il diritto all’amministratore di sostegno?
«Beh, la scelta è dovuta a un episodio molto spiacevole. Mio padre è morto per un cancro in metastasi ossea, più di trent’anni fa. A quel tempo non veniva somministrata nemmeno la morfina ai pazienti, e l’ho visto patire dolori indescrivibili».

Quindi da quel momento non ha avuto più dubbi: lei voleva poter scegliere
«Esatto, e infatti mi sono subito iscritta a ‘Exit’, l’associazione svizzera per la legalizzazione del testamento biologico. Fino a quando non ho conosciuto ‘Libera Uscita’, che mi offriva le stesse possibilità sul territorio italiano».

La sentenza emanata dal giudice Stanzani a novembre, la prima in Italia che riconoscesse a una persona sana il diritto a nominare un amministratore di sostegno, cosa ha significato per lei?
«E’ stato un momento importante, si è aperta una nuova strada che ho subito provato a seguire. Io e mio marito siamo stati fra i primi a rivolgerci all’associazione; si trattava infatti di un’occasione troppo grande».

Diciamo che avete scelto il momento giusto
«Esatto, ci è andata bene».

E’ adesso che ha ottenuto quello che voleva è soddisfatta?
«Certo che lo sono. Insomma, uno nasce anche se non vuole; almeno lasciamo alle persone il diritto di scegliere come morire».

Il mondo politico non è d’accordo. La sentenza del giudice Stanzani è stata criticata da mezzo parlamento
«Le dico la verità, non mi sono interessata dei commenti dei politici. Mi disturbano. Anche perché qui nessuno obbliga nessuno. Ognuno dovrebbe avere la possibilità di decidere, consultandosi solo con il medico e con la famiglia».

Torniamo alla sua vicenda personale. Quanto tempo c’è voluto per arrivare in fondo all’iter?
«Poco, una quindicina di giorni. ‘Libera Uscita’ si è attivata subito dopo il primo caso, quello di novembre, e devo dire che ha saputo gestire la vicenda con grande abilità. Oltre a me, infatti, ha ottenuto il suo ‘testamento biologico’ anche il Maestro Daniele Scaglioni, e ci sono già altre pratiche in attesa».

Chi è il suo amministratore?
«I miei amministratori sono due. Il primo è mio marito, e se non dovesse esserci lui, toccherà a mio figlio fare da depositario delle mie volontà».


 

di DAVIDE MISERENDINO










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