Torna alla home di Quotidiano.net
CANALI
Home Quotidiano.Net | Multimedia

Speciale Tokio Hotel

LA LUNGA GIORNATA

E alla fine siamo stati
travolti da un Monsoon

Notte, mattina, sera, e ancora notte... Ecco, ora per ora, la cronaca di un venerdì davvero incredibile per Modena. Sulle note di quattro giovani star

di Davide Miserendino

Dimensione testo Testo molto piccolo Testo piccolo Testo normale Testo grande Testo molto grande

Pubblico concerto Modena, 12 luglio 2008. Dicono che quello femminile sia il sesso debole. Quando però la posta in gioco è alta, anche le ragazzine adolescenti tirano fuori una grinta che proprio non ti aspetti. Sono arrivate in ventimila (17mila i biglietti venduti, più papà, mamme e amici vari...) per il concerto dei Tokio Hotel al parco Novi Sad. Hanno sfidato il sole cocente, la folla, sono rimaste a bivaccare sulle tribune del Novi Sad giorno e notte. E alla fine hanno realizzato il loro sogno di teenager. Ma a che prezzo: decine, se non centinaia di svenimenti, una fatica snervante, lunghe attese sotto il sole... Una giornata davvero ‘caldissima’, per loro e per chi ha dovuto accompagnarle e assisterle.

Bill, Tom, George e Gustav sono saliti sul palco verso le 21.45 in uno sfavillio di luci. Le loro acconciature, nella penombra, hanno regalato subito un brivido alle migliaia di fans sotto di loro, che si è trasformato in eccitazione pura quando hanno intonato i loro pezzi forti: Scream, Black, Don’t jump e naturalmente la famosissima Monsoon. Un concerto davvero ‘coi fiocchi’. Polvere di stelle nella notte dei desideri.

Ma la notte precedente, quella fra giovedì e venerdì, quasi 400 fans l’hanno trascorsa all’aperto, accampate lungo il percorso delle serpentine, vedette in dormiveglia, attente a non perdere il posto guadagnato grazie a giorni e giorni di appostamento sulle tribune del Novi Sad. Passiamo fra di loro, senza disturbare troppo. Al mattino le ritroviamo ancora lì, con la faccia un po’ tesa, le occhiaie, ma in fibrillazione. «Hanno detto che apriranno i cancelli alle 17 — riferiscono —. Ma loro dove sono?».

Qualche ora dopo, il delirio. I genitori non ce la fanno più a vedere le loro bambine appena dodicenni cuocersi sotto al sole, e cominciano a fare pressioni, chiedono a gran voce che i cancelli siano aperti. Qualche ragazza si sente male, acqua e zucchero è la ricetta dei paramedici. Ma la fila comincia a diventare davvero lunga, il sole batte sempre più forte. Arrivano anche i pompieri, che con i loro idranti regalano un po’ di frescura alle agitatissime fans; «Grazie, grazie» urlano all’unisono.

Alle 14.30 lo staff dà il via libera. Neanche fosse una formula magica, le adolescenti si riprendono tutte, mettono il turbo e seminano i genitori correndo dritte verso il palco. Le prime riescono a entrare nella ‘fossa’, un’area transennata che sembra un po’ come la zattera di fortuna quando la nave affonda: se ci sei, hai vinto. Ma il caldo non da tregua neanche lì, anzi; la ressa che si crea in pochi minuti fa diventare quell’isola felice un ‘lazzaretto’, pieno di fanciulle che perdono i sensi. Per fortuna la protezione civile è attrezzata, e i tre punti logistici ai lati del palco si rivelano utilissimi per chi si sente male. Peccato che poi, tornare là nell’Olimpo non sia così facile.

Torniamo fuori, e incrociamo l’assessore comunale alle politiche giovanili Giovanni Franco Orlando. Con lui commentiamo quel che resta dei bivacchi, sarebbe a dire una gran massa di rifiuti. «Speriamo che le fans usino i cassonetti disseminati nell’anello del Novi Sad». E, gettando lo sguardo dentro, ci accorgiamo che in effetti l’hanno fatto, ma per sedercisi sopra.

Poco dopo cominciano ad arrivare diversi furgoni della polizia. Si avvicina l’ora del concerto e l’atmosfera si fa sempre più calda, i malori si susseguono a ripetizione, anche se i pompieri non si riposano un attimo. Le squadre di soccorso ‘viaggiano a tutto spiano. Poi, finalmente, verso le 20 le chitarre, la voce dei Lost e più tardi il fascino tutto dark di Bill Kaulitz e compagni. C’è chi si scatena sotto il palco, chi invece il concerto lo guarda da fuori, dietro le recinzioni. Il monsone è passato, più caldo del solito.

di DAVIDE MISERENDINO










Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro

 

VIDEO