Pesaro, 30 aprile 2008 - Uno scudetto è fatto di giocatrici, di tecnici, di presidenti, di sponsor. Ma anche di numeri. Lo scudetto della Scavolini volley, nel campionato femminile, è straordinario da ogni punto di vista. Per spiegare il perché si comincia dai numeri. La Scavolini Pesaro ha fatto percorso netto nei playoff: tre turni con sette vittorie su sette partite. Mai ha chinato il capo davanti alle avversarie.
L’intera stagione è stata caratterizzata in campionato da due sole sconfitte, entrambe per 3-2. La terza, l’unica veramente dolorosa, è arrivata in finale di Coppa Italia, sempre per 3-2 e con un bruciante 16-18, subito in rimonta, nel tie-break, da Bergamo. Rivincita evitata grazie a Perugia, che però, non è riuscita ad andare oltre un set conquistato in ogni partita di finale. Scavolini rullo compressore, come ha avuto modo di ribadire anche l’allenatore della Nazionale (tricolore 2007 con Perugia) Massimo Barbolini: "Ha vinto la squadra più forte, visto che ha dominato anche la regular season".
E’ il primo tricolore del volley per Pesaro ed è il primo scudetto del volley femminile per le Marche. La Scavolini al primo colpo fa meglio di Jesi (due finali perse nelle annate precedenti) e di Ancona (tre volte in semifinale). Grazie a Pesaro, quest’anno, e Macerata nel maschile, nel 2006, proprio a Pesaro, le Marche sono la quarta regione italiana ad aver vinto il tricolore del volley sia nel maschile che nel femminile con Emilia, Toscana e Sicilia.
Pesaro vince con una squadra sudamericana e non a caso i festeggiamenti sono a ritmo di samba. L’altra notte, dopo il rientro da Perugia, e questa sera in Piazzale della Libertà con l’intera città. Si ritorna in zona mare a 20 anni dalla maxi-tavolata del primo scudetto del basket, si ritorna alla Palla, dove fu festeggiato il titolo iridato del nuotatore Filippo Magnini.
Brasiliano è il costruttore della squadra, Zé Roberto, costretto suo malgrado ad occuparsi della sola nazionale verdeoro; brasiliano è Angelo Vercesi, l’allenatore a cui è stata affidata per cause di forza maggiore; brasiliane sono i due martelli Sheilla e Mari, che a Pesaro vorrebbero «rimanere per tutta la vita»; argentina è invece Carolina Costagrande, anima di questa squadra dei record. Una capace di superare gli steccati, andando ad allenarsi con la nazionale del Brasile per due settimane, pur di lavorare con Vercesi e Zé Roberto.
Nata in una parrocchia, la Robur Pesaro ha appena compiuto 40 anni e li ha festeggiati nel migliore dei modi. Il sodalizio con Scavolini dura da qualche anno e ha portato la società ai vertici nazionali. Il patron Valter Scavolini è qualcosa di più di uno sponsor e lo si è visto entusiasta anche a Perugia. Per lui e per la sua famiglia, lo scudetto del volley femminile si aggiunge ai due del basket e a quello del rugby con L’Aquila.
Il suo carisma in città ha consentito anche di far riaprire al Comune il vecchio palasport di viale dei Partigiani, che ha ospitato tutti i playoff e soprattutto due finali da 3500 spettatori stipati. Dove ha fatto caldo in tutti i sensi. Nel frattempo ha dato la sua disponibilità ad intervenire per le indispensabili opere di straordinaria manutenzione. A giorni si potrebbe avere il via libera per l’intitolazione in PalaScavolini del luogo magico degli scudetti pesaresi. La casa del volley per il prossimo futuro.
Intanto il presidente Sandro Sardella annuncia: "Le ragazze sono tutte confermate". Ma chi dirà, ora, a Vercesi che deve tornare a fare il vice di Zé Roberto?
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