'The Doctor' accusa il proprietario del locale di utilizzo improprio del marchio per i gadget in vendita. L'avvocato: "E' una questione di trasparenza". La replica del gestore: "E' solo un modo per tenere viva la sua immagine"
Pesaro, 15 giugno 2008 - C’E’ UNA CAUSA in corso, al tribunale di Bologna, tra Valentino Rossi e un barista di Tavullia. Il primo contesta al secondo — Antonio Coculla, 41 anni, titolare del «Valentino Cafè», situato nel centro del paese — di fargli concorrenza sleale e di essersi appropriato del suo marchio, usandolo nei gadget (soprattutto berrettini e magliette con immagine e scritte di Valentino) che vengono esposti e venduti nel pubblico esercizio. In questo caso, il diritto mutua un termine dalla biologia, parlando di «parassitismo»: nel senso che il barista si approprierebbe «abusivamente» della notorietà del campione delle due ruote, per trarne suoi interessi.
A BOLOGNA c’è già stata una prima udienza, martedì scorso, della causa e il giudice competente (la sede per questo tipo di reati è Bologna) pare abbia già esortato le parti a trovare un accordo, che potrebbe spuntare, ma non è detto, nelle prossime settimane. Il bar in questione da tre anni circa ha quel tipo di marchio (appunto, l’insegna «Valentino Cafè») e «propaganda» l’immagine di Vale, ma pare che l’«opposizione» posta da Valentino sia coincisa con il suo ritorno dall’Inghilterra. Comunque, lo studio Marchionni, che tutela il campione, una decina di giorni fa ha inviato al barista un provvedimento di urgenza che punta a inibire l’utilizzo del nome di Valentino e, in mancanza di ciò, a chiedere il sequestro dei gadget che vengono venduti. Insomma, è duello in tribunale. Lo stesso titolare del locale, Antonio Coculla, si è lamentato nei giorni scorsi con qualche suo cliente fidato rivelandogli la «tegola» che gli era caduta addosso all’improvviso.
PER IL MOMENTO, il legale di Coculla, l’avvocato Roberto Tonti di Montecchio, ha parole chiare sulla vicenda: «Facendogli il verso, direi che Valentino in questo caso dovrebbe evitare di fare il ‘patacca’. Se uno va a Tavullia, praticamente tutti i negozi, dal macellaio a tanti altri locali, portano il marchio di Valentino e rievocano la sua immagine. Quello del bar del mio cliente è solo un modo, che ripeto, anche altri negozi seguono, per tenere viva l’immagine del campione e renderne partecipe il territorio. Senza togliere nulla a Valentino. Quale danno gli verrebbe da questa situazione? Tra l’altro il Fan Club, che è lì davanti, spesso attacca i gadget nel bar in questione, visto che da lì passano molte persone. E lo stesso Vale ha sempre auspicato la diffusione di questo tipo di gadget tramite il suo fan club, ma ora non vuole che vengano diffusi all’interno del bar del mio cliente. Mah...». Cosa farete nei prossimi giorni? «Chiediamo il rigetto del ricorso, che ritengo abnorme, per infondatezza».
REPLICA Achille Marchionni, noto commercialista di Pesaro, in questo caso avvocato di Rossifumi: «E’ una questione di trasparenza e correttezza, lo dico con tutta la pacatezza possibile. In quel bar vengono venduti gadget e altri articoli senza l’autorizzazione di Vale. Significa fare concorrenza sleale a tutti coloro che invece per vendere con il marchio di Valentino hanno pagato contratti regolari. E’ una forma di plagio, un commercio non autorizzato».
di Alessandro Mazzanti
Da sabato 21 giugno a domenica 29, il Centro Arti Visive ospiterà un’esposizione di cortometraggi animati, fumetti, illustrazioni realizzati dagli allievi del Corso di Disegno Animato dell’Istituto Statale d’Arte di Urbino, 'Scuola del Libro'. All’interno della mostra verranno proiettati i cortometraggi premiati nelle passate edizioni del concorso 'L’Attimo fuggente'