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IL FENOMENO

Un patto di ferro tutela le donne
contro la violenza sessuale

Sono oltre 6 milioni e mezzo le vittime di violenza fisica o sessuale. Il 70 per cento degli stupri è colpa del partner e per quasi il 90 per cento non c'è denuncia. Protocollo siglato ieri in Provincia con Prefettura e Questura

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Pesaro,conferenza stampa sulla violenza alle donne Pesaro, 17 giugno 2008 - L’ 'orco' ha le chiavi di casa. E spesso non lo si riconosce. Sono oltre 14 milioni le donne italiane che nel corso della loro vita hanno subìto una qualche forma di violenza fisica, sessuale o psicologica. E la maggior parte di queste arrivano direttamente dal partner (vedi il 69,7% degli stupri). Ma ciò che realmente fa pensare, è che la grandissima maggioranza (quasi il 90%) non è mai stata denunciata: un dramma sommerso che si consuma all’interno delle quattro mura domestiche.

 

In questo quadro agghiacciante disegnato da un’indagine dell’Istat, il panorama locale non cambia, anzi, trova molte conferme anche nella nostra piccola e tranquilla realtà pesarese. Per questa ragione ieri in Provincia è stato siglato insieme alla Prefettura e alla Questura un 'patto di ferro' contro la violenza sessuale sulle donne, un accordo di cui si è fatta promotrice la Provincia stessa (attraverso l’assessore alla Pari Opportunità Simonetta Romagna e alcune consigliere tra cui Marinella Topi e Paola Bartolucci).

 

L’iniziativa ha già dato vita ad un gruppo di lavoro (in cui è coinvolta la facoltà di Sociologia di Urbino) per studiare i reali casi di violenza consumati nel nostro territorio, oltre ad un ampio ventaglio di azioni in difesa delle donne a rischio. In realtà, il protocollo era già stato sottoscritto a gennaio dai comuni di Pesaro, Fano e Urbino, insieme all’ospedale San Salvatore, le Asur, i medici e gli uffici scolastici provinciali. Ora il quadro è completo, per una rete antiviolenza che coinvolge i firmatari ad un intervento sinergico.

 

Tra le azioni in programma c’è anche la formazione di insegnanti, sanitari e forze dell’ordine, affinché siano preparati ad accogliere ed indirizzare le vittime. C’è poi la creazione di una sorta di 'telefono rosa' con un’équipe di professionisti in grado di dare un supporto adeguato. ''Ora il quadro dei soggetti è completo — ha detto l’assessore Simonetta Romagna — il fenomeno deve assolutamente uscire dal sommerso, ed è per questo che abbiamo coinvolto anche Mounya Allali, presidente provinciale delle Pari opportunità, che avrà l’importante compito di trasmettere questi valori nelle comunità delle immigrate. Nelle Marche — racconta l’assessore Romagna — per ora esiste una sola casa di accoglienza ad Ancona che ospita le donne costrette a fuggire. Da quando è stato istituita sono circa 150 coloro che vi hanno fatto ricorso''.

 

''Le donne vittime di uno stupro — ha affermato il questore Benedetto Pansini — hanno paragonato la personale tragedia ad un’esperienza di morte, che compromette pesantemente l’equilibrio psicologico. Il problema è che l’aggressore si nasconde spessissimo tra i familiari conviventi. Così si spiegano le difficoltà nelle indagini con tante omissioni e senza collaborazione. Per questo occorre fare prevenzione sia con gli insegnanti che con i medici di famiglia''. ''Oggi si eleva dalla Provincia un grido all’unisono per la difesa della donna — ha detto il prefetto Luigi Riccio — in cui lo Stato in ogni sua forma si impegna a contrastare ogni tipo di violenza verso l’universo femminile. Un’azione che ha un grande valore etico e sociale''.










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