"Parliamone". Lo slogan dei sindacati (Cgil, Cisl e Uil) è questo. ''Perché se stanno meglio i lavoratori, stanno meglio anche le imprese''. Il problema è quello di cercare di rimpinguare lo stipendio dei dipendenti
Pesaro, 18 giugno 2008 - "Parliamone". Lo slogan dei sindacati (Cgil, Cisl e Uil) è questo. ''Perché se stanno meglio i lavoratori, stanno meglio anche le imprese. Perché dove è stato raggiunto un accordo per la contrattazione interna, le aziende si sono sviluppate, perché la partecipazione alle sorti dell’impresa coinvolge tutti. Un processo che va dall’alto verso il basso, ma anche dal basso verso l’alto''.
Questo il messaggio che hanno fatto passare ieri mattina (assente Riccardo Morbidelli della Uil), Sauro Rossi e Roberto Ghiselli responsabili provinciali della Cisl e della Cgil. Il tutto non si restringe nel solo ''volemose bene''. Perché dietro a questa richiesta c’è un problema non secondario: cercare di rimpinguare lo stipendio dei lavoratori. Uno sguardo alle imprese, ma anche un occhio agli enti locali per cercare di tamponare i rincari delle bollette che fanno capo a Comuni e Province cercando di coinvolgere in questo discorso anche MarcheMultiservizi ed il trasporto pubblico.
Tasse, ma non solo tasse, perché all’interno di questo processo che tende ad andare incontro alle esigenze dei lavoratori, i sindacati ci hanno messo anche i servizi alle famiglie. Una storia a tutto tondo che nasce da quella corsa o rincorsa mensile che tanti fanno per arrivare a fine mese senza il fiatone e l’assillo che nasce guardando un portafoglio sgonfio.
Dialogo con le imprese e anche sguardi severi a settori che stanno marciando forte perché la produttività ''è salita dal 2000 ad oggi di 17 punti, ma di questi solamente uno è tornato nelle tasche dei lavoratori'', dice Rossi. E poi un’occhiata al segmento della nautica, molto forte all’interno della provincia. Una produzione con un valore aggiunto altissimo e uno sviluppo che da anni corre sempre in doppia cifra, ma dove ''uno stipendio medio si aggira intorno ai mille euro netti al mese'', dice una sindacalista del settore.
Sindacati che allargano il tiro sul problema dell’istruzione (i rapporti scuola, università e impresa) ed anche sulle opere pubbliche urgenti: la Fano-Grosseto e la strada delle barche su Fano, l’informatizzazione del territorio e un miglioramento del sistema del credito. Grandi temi, specie quelli infrastrutturali, di difficile soluzione specie in questi periodi di crisi. Comunque i sindacati ci provano e mettono lì anche questi nodi strutturali.
Ma il discorso di fondo alla fine aveva un solo obiettivo: rimpinguare gli stipendi. Processo questo che avviene dentro le fabbriche ma anche fuori attraverso uno sforzo collettivo degli enti locali. ''Parliamone'' perché la situazione non è bella. I responsabili del settore del commercio evidenziano un 'crollo' verticale degli scontrini all’interno dei supermercati di quasi tutta la provincia con l’arrivo della quarta settimana del mese. Insomma gli ultimi sette giorni sono quelli dove si spende non per vivere, ma per sopravvivere. In questo contesto c’è anche una situazione non facile perché sono sindacalizzate solamente un centinaio di aziende, le più strutturate della provincia.
Per il resto è un far west. Ed in molti casi la contrattazione è 'ad personam'. Sono circa 17 mila i lavoratori impegnati nelle trattative per la contrattazione di secondo livello, cioè quella fabbrica per fabbrica. Tutto il resto è fuori, anche se nel settore dell’artigianato vige un contratto che viene chiuso a livello regionale. Come uscire dal far west?
La risposta dei sindacati è questa: ''Cercare di far rientrare all’interno della contrattazione un numero maggiore di aziende perché negli ultimi anni molte sono uscite dal limbo delle piccole imprese ed oggi sono anche strutturate. Così facendo si allarga la base degli operai che con l’aumento della produttività vedono salire anche il loro reddito''. Il tutto naturalmente con una assunzione di responsabilità da parte degli stessi sindacati. Siete d’accordo nel mette fuori i fannulloni? La risposta in coro è stata questa 'Sì'.
Maurizio Gennari
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