Nel cortile di Palazzo Gradari si festeggia un matrimonio vero, non quello di Matteo Ricci, promosso sposo con la Provincia, attraverso la candidatura alle primarie. Il predestinato non c’è. Si mobilita a suo favore un comitato di 30-40enni tra cambiamento e continuità
Pesaro, 22 luglio 2008 - Nel cortile di Palazzo Gradari si festeggia un matrimonio vero, non quello di Matteo Ricci, promosso sposo con la Provincia, attraverso la candidatura alle primarie. Il predestinato non c’è, aspetta la chiamata. Si mobilita, a suo favore, un gruppo di trenta-quarantenni che sono il nerbo del nuovo partito e che lo stesso segretario provinciale Ricci ha posizionato nei ruoli chiave del Pd. Sull’onda, un po’ vera e un po’ mistificatoria, della 'nuova politica' e del 'rinnovamento generazionale'.
Nel comitato per la "candidatura di Matteo Ricci alle primarie per la presidenza della Provincia di Pesaro e Urbino" ci sono, infatti i tre segretari dei principali Comuni del Pd (Vimini-Pesaro, Torriani-Fano, Ceccarini-Urbino), i sindaci più giovani: "Ci sono giovani quadri — dice Luca Bartolucci, responsabile degli Enti Locali — ma che sono anche politici con una loro esperienza. Un po’ come Ricci che è giovane, ma che ha anche svolto un’attività politica, con incarichi difficili e complicati da diversi anni".
E’ una scelta di immagine quella del comitato che si presenta senza l’interessato: "Lui è stato avvertito ed è ovviamente d’accordo", dice sempre Bartolucci strappando sorrisi a tutti. Affiancato, simbolicamente, da Federico Talè, il sindaco di Mondavio, il primo eletto direttamente sotto le bandiere del Pd: "Con Matteo Ricci abbiamo cominciato a far politica insieme nello scorso decennio e credo che sia il personaggio ideale per rappresentare un rinnovamento generazionale, capace di essere erede diretto del buongoverno del centro-sinistra pesarese".
Operazione d’immagine nota agli interlocutori e soprattutto Ricci, che, aveva deciso da tempo di scendere in campo e ha scelto questo periodo per scoprire le carte e verificare se ci saranno competitori veri alle primarie d’ottobre: "Poteva fare il segretario e non mettersi in gioco, invece va sottolineato il suo coraggio", dicono diversi dei sottoscrittori della candidatura.
Tanto per fare alcuni nomi: Luca Bellocchi, Antonio Bianchini, Martina Brizzi, Enrico Cipriani, Mara Costantini, Camilla Fabbri, Michele Gambini, Federico Goffi, Giovanni Gostoli, Graziano Ilari, Susanna Marcantognini, Marco Marchetti (l’organizzatore è stato molto defilato), Alessandro Mengarelli, Alessia Morani, Germano Pedaletti, Massimo Pensalfini, Paride Prussiani, Guido Salucci, Federico Scaramucci, Anita Sorcinelli, Luca Stefanelli, Daniele Tagliolini. L’unica assenza notabile è quella di giovani esponenti della sezione di Villa Fastiggi. "Si può firmare in tutte le sedi del Pd — aggiunge Bartolucci — ma anche via internet». L’obiettivo è quello di uscire fuori dal confine del partito, di conquistare consensi nella società civile e di giocarsi le primarie «di coalizione".
Difficile capire se Ricci troverà la quadratura del cerchio di una 'primaria' vera ma senza rischi. I nomi che si fanno per le possibili alternative (Luigi Minardi, Vittoriano Solazzi e, qualcuno sussurra, Luca Pieri) danno l’idea di equilibri interni al Pd ancora da definire. Ma nulla più. Nella logica delle cose le primarie dovrebbero essere una sorta di consacrazione della candidatura lanciata dal comitato dei «trenta-quarantenni». Magari con un avversario proveniente da un partito 'alleato', con nessuna chance o quasi di vittoria. Nuovi riti del centro-sinistra a parte, la vera svolta si valuterà nelle alleanze, che torneranno ad essere le più ampie possibili. Perché per la prima volta anche nel centro-sinistra serpeggia il dubbio che non sarà una facile cavalcata verso la vittoria. Perciò meglio in tanti che buoni...
Luigi Luminati
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