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I NUOVI ARRIVATI / 1

Stanic: ''Scusate il ritardo''

''Pesaro mi aveva già cercato e stavolta ho utilizzato l’escape con Pau'. L’anno scorso, in Francia, avevo Sky per continuare a seguire il campionato italiano. Sono contento, perciò, che fra un paio di mesi, mia figlia nascerà a Pesaro''

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Maximiliano Stanic Pesaro, 13 agosto 2008 - "Le mie radici sono qui". Scatta l’applauso quando Max Stanic, presentato ieri al Caffè 75, con l’Inferno Biancorosso al gran completo, svela le sue origini: ''Niente a che fare con la Slovenia, mio nonno era di Trieste e l’altro di Potenza, dunque mi sento totalmente italiano, non certo slavo, alla faccia del mio cognome — sorride il nuovo play —. L’anno scorso, in Francia, avevo Sky per continuare a seguire il campionato italiano. Sono contento, perciò, che fra un paio di mesi, mia figlia nascerà a Pesaro''.

 

La moglie, in dolce attesa, lo ha accompagnato in città ma oggi Max, che arriva dall’inverno argentino, farà un blitz a Pau per recuperare la roba leggera dagli armadi: ''Avevo un biennale, pensavo di tornare là. Poi, mentre ero in vacanza, è arrivata la telefonata della Scavolini Spar e non ci ho pensato un minuto, facendo valere l’escape per uscire dal contratto''.

 

Un lungo inseguimento, quello operato nei confronti dell’argentino portato per la prima volta in Italia da Jesi: ''Lo avevamo già cercato per fare la Legadue con noi — svela Montini — e poi ancora prima che firmasse per Pau, ma lui aveva già dato la sua parola. Al terzo tentativo, siamo riusciti a mettergli la maglia biancorossa addosso''.

 

Di sicuro ha contato parecchio quella finale combattuta che nel 2007 ha promosso Pesaro in serie A, con Pavia fiera avversaria fino all’ultimo: ''Credo proprio di sì, la dirigenza pesarese ha avuto modo di vedermi per sei partite, fra campionato e playoff. Quel fallo intenzionale fischiato a Hicks? Lo ammetto, ho fatto una furbata, ma se serve la rifarò anche per Pesaro, perché voglio vincere a tutti i costi...''.

 

Ovazione dei tifosi. Naturale, poi, chiedergli perché quest’esordio in serie A arriva soltanto a 30 anni: ''La mia taglia piccola mi ha sempre sfavorito: quando ero giovane mi dicevano che ero troppo basso per poter fare il giocatore professionista, poi che il campionato italiano era duro per me, poi che l’Uleb Cup era troppo competitiva e così via. Ogni anno ho vinto la mia sfida e sono sicuro che vincerò anche questa — dice con un lampo d’orgoglio negli occhi —. Sono onesto, qualche offerta per giocare in A l’ho avuta in passato ma lo stipendio che mi dava Scafati era troppo interessante per rinunciarvi, d’altronde nel lavoro devi guardare anche questo''.

 

Con Akindele riformerà l’asse play-pivot che ha funzionato bene ad Orthez: ''Secondo me Deji può diventare un grande centro, ha margini di miglioramento altissimi: è arrivato a dicembre, a maggio era cambiato dal giorno alla notte e la squadra risaliva la classifica fino a sfiorare i playoff. Non è un giocatore spettacolare, ma di sostanza. Come me'', dice. E infine promette una squadra unita: ''Sarà un gruppo che dovrà fare della compattezza il suo valore più grande: se la mettiamo sul talento individuale non credo che vinceremo tanto, invece puntando sulla concretezza possiamo dire la nostra''.

Elisabetta Ferri










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