Cancellati dalla giunta di un Comune veronese i 1.633 verbali fatti da un impianto identico a quello pesarese. E la Procura ha indagato per truffa e falso i titolari della ditta e il comandante della Municipale
Pesaro, 21 novembre 2008 - Sono finiti nei guai, ma continuano a dire che va tutto bene. Il ricorso al giudice di pace presentato fino ad ora da 500 automobilisti contro le multe fatte al semaforo di viale della Vittoria col 'videored' ha messo in moto una spirale giudiziaria che rischia di costare tanto alle casse comunali. La cancelleria ha fissato 4 udienze a settimana a partire da gennaio.
La prima è prevista per martedì prossimo, l’ultima supera già l’estate 2009. In caso di accoglimento dei ricorsi per gli evidenti errori, c’è il rischio di pagare anche 200 euro di spese legali. I precedenti in Italia sono terrificanti. Qualche settimana fa, il comune di Vago di Lavagno, in provincia di Verona, ha deciso di annullare prima che lo facessero i giudici di pace 1633 multe elevate proprio col 'videored' installato sempre dalla 'Traffic tecnology' di Marostica.
Troppi errori e sviste è stata la motivazione ufficiale ma era vero anche un altro fatto: la procura di Verona ha messo sotto sequestro l’impianto semaforico del 'videored' identico a quello in funzione a Pesaro, iscrivendo nel registro degli indagati per falso e truffa sia il titolare della 'Traffic' che il comandante della polizia municipale del comune veronese. Troppo breve l’arancione e illegali i compensi alla ditta legati al numero di multe. Un’inchiesta nata nel marzo del 2008 ma clamorosamente ignorata dall’amministrazione di Pesaro che il mese dopo ha cominciato a far funzionare lo stesso impianto con gli stessi tempi dell’arancione (3 sec. e mezzo) che avevano portato la procura di Verona a sequestrare tutto.
Perché non prendere qualche precauzione in più? Ma è emblematico che il reato di falso, contestato a Verona all’amministratore della ditta e al comandante dei vigili urbani, che riguarda il pagamento a cottimo dell’impianto fatto passare sotto un’altra voce, sia stato riproposto pari pari un mese dopo a Pesaro. Cioè non è bastato vedersi sequestrare un impianto per così mettere in discussione tutte le multe fatte fino a quel momento, ma sia la ditta che l’amministrazione comunale hanno proseguito imperterriti con lo stesso sistema.
Hanno avuto un momento di ravvedimento (ma non vale per tutti) solo due mesi fa, quando è apparso chiaro che la 'spesa di accertamento' di 42 euro addebitato all’automobilista non poteva essere più accettata dopo una serie di circolari del ministero delle Infrastrutture già risalenti all’estate del 2007.
L’assessore al traffico ha chiesto scusa ed ha assicurato il rimborso a chi avesse già pagato quella somma, ma ora si è accorto che non sa come fare a rispettare l’impegno. La Corte dei Conti se n’è allegramente lavata le mani, dicendo che ''il guaio l’avete combinato voi e voi lo risolvete ma facendo bene attenzione alle decisioni che andrete a prendere. Perché non ci saranno sconti''.
Così la grande idea di fare cassa con le multe al semaforo di viale della Vittoria si sta trasformando giorno dopo giorno in una voragine di contenziosi. Per questo appare a questo punto comico il motivo che aveva spinto la giunta comunale nel giugno del 2007 ad autorizzare l’installazione del 'vistared' o videored: l’azzeramento di qualunque contenzioso perché l’infrazione veniva ripresa con una telecamera. E’ accaduto esattamente il contrario: mai nella storia della polizia municipale di Pesaro sono arrivati così tanti ricorsi per chiedere l’annullamento del verbale.
Mai un ufficio di giudice di pace in Italia si è trovato (per la sua felicità, visto che ogni singolo magistrato percepisce 56,81 euro a fascicolo) ad affrontare una valanga di ricorsi come quelli che stanno arrivando in questi mesi solo per il semaforo 'intelligente'. Se i motivi per la scelta del 'videored' erano dunque quelli del mancato contenzioso, questo obiettivo è stato smentito dai fatti.
La 'missione' originaria è fallita, e quella secondaria che doveva assicurare un flusso di contanti è altamente compromessa. No, di più: se i verbali verranno annullati e il giudice infligge anche il pagamento delle spese legali, l’esperienza del 'videored' per le casse del Comune sarebbe pari all’arrivo di una tribù di roditori ad un convegno sul Parmigiano Reggiano.
Roberto Damiani
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