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di LUIGI SCARDOVI
DA CIRCA una settimana nella nostra provincia si registrano temperature massime che, soprattutto nelle zone di pianura interna, risultano di 5-6 gradi sopra la norma del periodo....
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2008-10-15
di LUIGI SCARDOVI
DA CIRCA una settimana nella nostra provincia si registrano temperature massime che, soprattutto nelle zone di pianura interna, risultano di 5-6 gradi sopra la norma del periodo. E’ il caso, ad esempio, di Voltana, Lavezzola e Conselice, dove domenica si sono sfiorati i 27 gradi, con escursioni termiche di ben 20° gradi tra il giorno e la notte. Il risvolto preoccupante è che, nonostante l’autunno sia arrivato, continua a non piovere.
«In questo periodo — spiega Pierluigi Randi di Meteoromagna.com — la scarsità di precipitazioni appesantisce, settimana dopo settimana, il deficit idrico. Dopo un’estate particolarmente avara di piogge, anche il primo mese autunnale è proseguito sulla stessa falsariga. Settembre si chiude infatti con accumuli pluviometrici molto scarsi, con solo un terzo del valore normale nella migliore delle ipotesi (zona di Conselice e faentino orientale) e fino ad un sesto nella peggiore (il resto della provincia). Fa eccezione Ravenna città, che grazie ad un evento temporalesco di una certa entità il giorno 23 vede un valore mensile quasi in linea con quello climatologico. Peraltro le località di Alfonsine, Lugo, Bagnacavallo e Fusignano non hanno raggiunto i 20 millimetri, inasprendo una situazione già pesante da almeno 3 mesi».
Si può parlare di emergenza idrica?
«Emergenza è un termine forte, ma certo la situazione attuale è assai deficitaria. Se consideriamo gli ultimi 3 anni, abbiamo uno scenario preoccupante, che vede periodi piovosi piuttosto brevi con fenomeni talora intensi, alternati a lunghe fasi siccitose o comunque con scarsa piovosità».
Qualche dato?
«Da settembre 2006 a settembre 2008 mancano all’appello quantitativi di pioggia che vanno dai 400 millimetri su costa centrale ravennate ai 550 su settore settentrionale e area faentina settentrionale. E’ come se in tre anni avessimo perso quasi un anno di precipitazioni. E la mancanza di piogge risparmia solo la primavera, mentre in estate, autunno ed inverno sono notevolmente calate. In particolare la mancanza di piogge di rilievo in autunno-inverno impoverisce le falde e non supporta le scorte indispensabili alle colture per affrontare al meglio la stagione calda».
Si tratta quindi di un periodo eccezionale?
«Diciamo che lunghi periodi siccitosi non sono infrequenti sulla nostra regione, ma per trovarne di questa entità occorre fare un deciso passo indietro nel tempo: estate-autunno 1912; 1914 (tra luglio e settembre non si raggiunsero i 100 illimetri); 1927 (il più grave nella bassa pianura); 1931; 1935; 1950; 1957; 1971; 1985; 1988 (il più grave dal dopoguerra); 2003. Come si vede non siamo di fronte ad eventi sconosciuti dalle nostre parti, ma non dimentichiamo che quello attuale è ancora in corso, e quindi non sappiamo ancora quando avrà termine. C’è da dire che nei primi due-tre decenni del secolo scorso eventi di siccità anche grave non mancarono. Questo per dire che il riscaldamento globale ha molto probabilmente in questo stato di cose un suo ruolo, ma certamente non è il solo, giacchè allora questa fluttuazione climatica mancava».
Prospettive per i prossimi giorni?
«Fino a venerdì continuerà a dominare questo tipo di tempo governato da un’alta pressione nord africana, che nel weekend comincerà ad indebolirsi lasciando spazio a correnti atlantiche debolmente perturbate. Sabato e domenica è perciò da mettere in conto qualche pioggia sparsa, ma non tale da risolvere i problemi di siccità».









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