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Centrale nucleare a Viadana?
Alessandrini: "Prima uno studio"

C'è anche la località mantovana al confine con il Reggiano, tra i luoghi dove potrebbe sorgere una centrale elettrica, ora che si torna a parlare del nucleare. Il presidente della Commissione ambiente: "Per ora non c’è una mappa esecutiva"

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Angelo Alessandri, Presidente Commisione Ambiente Reggio Emilia, 24 Maggio 2008 - C'è anche Viadana, località mantovana al confine con il Reggiano, tra i possibili luoghi dove potrebbe sorgere una centrale elettrica, ora che si torna a parlare del nucleare. E, così come accadde negli anni Settanta e Ottanta, si torna a rivivere preoccupazioni e timori.

Anche se i tempi sono cambiati e gli scenari, di sicurezza e sociali, appaiono diverso. Ad occuparsi dello sviluppo di questo scottante tema sarà un reggiano, il parlamentare leghista Angelo Alessandri, neo presidente della Commissione ambiente e lavori pubblici della Camera.


"La questione nucleare, dice Alessandri, rispetto a trent’anni fa è cambiata. Ci sono tecnologie che le renderebbero più sicure e funzionali. E poi, ora acquistiamo energia a caro prezzo da Paesi che usano il nucleare e che… confinano con l’Italia". Alessandri ha già in agenda incontri con i ministri Stefania Prestigiacomo e Altero Matteoli. "La prossima settimana avrò questi primi confronti perché – aggiunge l’onorevole guastallese – intendo coordinare uno studio serio e approfondito, mai realizzato finora, su una mappa di possibili localizzazioni, tenendo conto della presenza della popolazione, della geografia locale, per la massima garanzia di sicurezza e di funzionalità degli impianti. Viadana? E’ una vecchia ipotesi degli anni Settanta-Ottanta. I requisiti valutati all’epoca potrebbero essere cambiati. Può essere che le condizioni siano ancora favorevoli ad un simile impianto. Ma non è detto. Per il momento non c’è una mappa esecutiva sulle future centrali, ma solo vecchie ipotesi da ristudiare con molta attenzione".

E gli inceneritori? "Sono contrario – dice – ai finanziamenti europei per questi impianti. Bisognerebbe tentare di investire anche in alternative. E’ chiaro che se i fondi sono concessi solo per inceneritori, le società che gestiscono i rifiuti puntano a fare quelli, mirando al fallimento di altri sistemi come il vero “porta a porta”. Inutile sforzarci nella raccolta differenziata se poi tutto viene unito e depositato in discarica. Dobbiamo guardare all’esempio di Treviso, dove si investe nel “porta a porta” senza voler lucrare sul rifiuto. Si premiano le aziende che differenziano i loro scarti. In questo modo resta solo il 16% di rifiuto, che con della calce diventa combustibile da usare nelle centrali a carbone, con il vantaggio che inquina cento volte di meno. Sono progetti che si possono fare. Occorre solo averne la volontà".


 

di Antonio Lecci










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