I giudici di pace investiti da più di sette mila ricorsi contro le sanzioni in Ztl. Per le udienze si andrà all'ottobre 2009. I cittadini non ci stanno e si oppongono. Il Comune ha deciso di impugnare 39 sentenze di ricorsi
Reggio Emilia, 20 novembre 2008 - "In quindici anni di lavoro non mi è mai capitato di fissare udienze un anno dopo". Maria Luisa Manghi, coordinatrice dei giudici di pace reggiani, non nasconde le sue preoccuapzioni.
La tempesta dei 7400 ricorsi di cui abbiamo dato notizia ieri si è abbattuta sulla cancelleria dell’ufficio dei giudici di pace sconvolgendone il lavoro e dilatando enormemente i tempi di giudizio. I numeri sono esplicativi: ogni giorno le cinque impiegate dell’ufficio reggiano raccolgono circa 40 ricorsi per violazioni al codice della strada. Ma prima non era così.
"Tutto è iniziato da quando hanno montato i cosiddetti varchi per le zone a traffico limitato - racconta il giudice - dato che la Municipale ha fino a 5 mesi di tempo per notificare i verbali, noi siamo stati investiti dal fenomeno quest’estate".
Sarebbe stato difficile prevedere un’ondata di multe e ricorsi simile. Anche per questo l’ufficio del tribunale si è visto costretto a chiedere un incontro con la Municipale: «Abbiamo dovuto mettere un freno al fenomeno. I primi giorni ci arrivavano circa un centinaio di notifiche al giorno.
Non era possibile gestirle - racconta la dottoressa Manghi - così abbiamo chiesto alla polizia di adottare delle norme d’autotutela di modo che cancellassero loro stessi certe notifiche». Una boccata d’ossigeno quindi, ma insufficente a permettere una gestione delle udienze in tempi brevi. Il risultato è che ora, per chi richiedesse il ricorso, i tempi d’attesa arrivano ad un anno minimo: l’udienza sarà fissata intorno all’ottobre 2009.
Poi c’è il capitolo più scabroso: il portafogli. È difficile farsi un’idea precisa su quanto possa costare tutto questo materiale cartaceo, ma la cancelleria del tribunale si è dovuta attivare anche su questo punto: "In un primo momento ci siamo preoccupati solo del carico di lavoro e di come organizzare le udienze".
"Poi abbiamo notato che il peso economico era enorme: si pensi che per ogni ricorso vanno fatte quattro copie, tutte rilegate, e una va inviata al ricorrente tramite ufficiale giudiziario, con conseguente raccomandata e - ecco la soluzione “low-cost” - abbiamo scoperto che se il ricorso è fatto senza avvocato (è così nella maggior parte dei casi), lo si può notificare a mano al momento della fissazione dell’udienza. La necessità aguzza l’ingenio. Credo che tutti gli uffici del tribunale dovrebbero organizzarsi in questo modo per velocizzare i tempi e contenere i costi".
La domanda che ci si pone è se questa miriade di notifiche e ricorsi non vadano a rallentare i tempi di giudizio per tutti gli altri casi ordinari: "Fortunatamente non è così - spiega il giudice Manghi - ma dipende dall’organizzazione di ogni giudice. Io ho aumentato il numero di giorni d’udienze alla settimana e ho mantenuto così le stesse giornate per i casi ordinari. Ad esempio il venerdì è diventata la “giornata delle violazioni al codice stradale”, mentre al martedì mi occupo d’altro".
"L’unico risultato è che noi abbiamo aumentato tantissimo il nostro lavoro". Il riferimento in particolare riguarda gli impiegati della cancelleria: «Chiaramente per cinque impiegati questa mole di lavoro è esorbitante. Sono sempre al telefono a raccogliere ricorsi».
Ecco quindi che i ricorsi si accumulano, così come le multe, e molto spesso la causa di tutto questo è semplice disinformazione: "Una grandissima parte delle prime notifiche della polizia erano per l’ingresso in zona ztl a persone invalide, o chi trasporta invalidi. Il problema, infatti, è che non basta avere il cartellino di invalidità per essere riconosciuti dalle telecamere. Bisogna telefonare a un certo numero dell’Act e segnalare la propria iscrizione al registro. Molte persone questo non lo sapevano".
E così anche per chi abita in centro storico: "Molti residenti non avevano iscritto il proprio veicolo nei registri dell’Act. Noi pensavamo che dopo qualche mese di multe incessanti la gente smettesse d’entrare, ma così non è stato".
di Saverio Migliari
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